Abu Mazen contro Hamas: «Figli di cani, liberate gli ostaggi»
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Redazione Esteri
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«Soldati figli di cani, liberate gli ostaggi che tenete prigionieri e mettete fine a questa storia». Sono parole durissime, quelle pronunciate ieri da Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità palestinese, durante una riunione con i suoi collaboratori. Un’esplosione di rabbia che tradisce non solo la frustrazione per l’impasse politico, ma anche il risentimento mai sopito verso Hamas, il movimento che nel 2007 lo estromise con la forza dalla Striscia di Gaza.
Quell’anno, dopo aver vinto le elezioni, i miliziani di Hamas presero il controllo dell’enclave cacciando i leader di Al Fatah, il partito di Abbas, in un bagno di sangue che incluse esecuzioni sommarie e linciaggi. Da allora, l’Autorità palestinese è rimasta confinata in Cisgiordania, mentre Gaza è diventata una roccaforte del fondamentalismo. Ma ora, a quasi diciassette anni di distanza, l’89enne Abu Mazen ha rotto il silenzio con un’invettiva senza precedenti, accusando Hamas di fornire a Israele «il pretesto per distruggere Gaza».
«Centinaia di persone muoiono ogni giorno perché non volete rilasciare gli ostaggi», ha detto, riferendosi ai prigionieri catturati durante l’attacco del 7 ottobre. Un gesto, quello di Hamas, che secondo Abbas rischia di scatenare una nuova Nakba, l’esodo forzato dei palestinesi del 1948. La ferita personale, però, è ancora aperta: i miliziani non solo occuparono i suoi uffici, ma entrarono persino nella sua abitazione privata, dove qualcuno infilò le ciabatte di pelle lasciate impolverate, dopo aver girato le foto della moglie contro il muro.




