Giorgia Meloni vola ad Algeri mentre l’attacco al gas del Qatar fa scattare l’allarme sui prezzi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mappa globale degli approvvigionamenti energetici, già profondamente ridisegnata dall’invasione russa dell’Ucraina, ha subito una nuova, potentissima scossa con l’escalation militare in Medio Oriente. Il bersaglio, questa volta, è stato il cuore pulsante della liquefazione del gas mondiale: il complesso di Ras Laffan, in Qatar. Un’incursione aerea iraniana, che si inserisce nel più ampio conflitto che vede opposti Teheran a Israele e ai suoi alleati, ha colpito duramente questo sito strategico, riducendo del 17 per cento la capacità di esportazione di Gnl qatariota. Per l’Italia, che negli ultimi anni aveva lavorato a una diversificazione delle fonti proprio puntando sul Gnl proveniente dal Golfo Persico, l’effetto è stato immediato: le quotazioni del gas sono tornate a impennarsi, e il governo si è trovato a dover gestire una potenziale emergenza nelle forniture.

L’attacco ha avuto conseguenze devastanti su una struttura che rappresenta un nodo nevralgico per l’intero sistema energetico occidentale; secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato di QatarEnergy, il ripristino della piena operatività degli impianti danneggiati – alcuni dei quali frutto di investimenti congiunti con colossi come ExxonMobil – richiederà un lasso di tempo compreso tra i tre e i cinque anni. Di fronte a un orizzonte temporale così lungo, la società statale qatariota ha già comunicato l’intenzione di avvalersi della clausola di force majeure per i contratti in scadenza ad aprile, una misura che colpisce direttamente l’Italia, dove la controllata di EDF, Edison, detiene un accordo a lungo termine per la fornitura di 6,4 miliardi di metri cubi l’anno, equivalenti a circa il 10 per cento del fabbisogno nazionale.

L’urgenza di una visita programmata da tempo

È in questo scenario di incertezza che si colloca la missione lampo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad Algeri. Sebbene da Palazzo Chigi si sottolinei che la visita fosse in programma da settimane, la coincidenza temporale – fissata a soli due giorni dal referendum costituzionale sulla giustizia – ne rivela l’urgenza sostanziale. Il viaggio, infatti, avviene mentre i mercati finanziari registrano oscillazioni violente e gli analisti parlano apertamente di uno scenario da “Armageddon” per i rifornimenti di gas naturale liquefatto. La premier atterra in Nordafrica con l’obiettivo dichiarato di rafforzare un asse che, già dall’era del governo Draghi, ha visto l’Algeria scalzare la Russia diventando il principale fornitore di gas all’Italia.

L’asse energetico tra Roma e Algeri ha registrato un’accelerazione notevole negli ultimi mesi, con l’interscambio commerciale tra i due Paesi che ha raggiunto i 13 miliardi di euro nel corso del 2025; di questi, 8,1 miliardi derivano esclusivamente dalle importazioni di gas naturale, che rappresentano l’83 per cento del totale degli acquisti italiani dall’ex colonia francese. A trainare questa cooperazione è stata l’Eni, guidata da Claudio Descalzi, che ha saputo consolidare i rapporti con la società statale algerina Sonatrach, siglando accordi strategici per l’incremento delle estrazioni e il potenziamento del gasdotto Transmed, fondamentale per trasportare il flusso verso l’Europa centrale.

La caccia alle alternative tra Stati Uniti e Azerbaigian

Il governo italiano, consapevole della fragilità strutturale venutasi a creare dopo il danneggiamento di Ras Laffan, ha avviato contestualmente un’offensiva diplomatica su più tavoli. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato l’apertura di trattative con Stati Uniti, Azerbaigian e, appunto, l’Algeria, per garantire flussi alternativi in grado di compensare il buco lasciato dalle forniture qatariote. L’obiettivo primario, spiegano fonti di governo, non è tanto scongiurare un’interruzione immediata degli approvvigionamenti – gli stock attuali, alimentati anche dal rigassificatore di Piombino e dalle scorte gestite da Snam, garantiscono una copertura per le prossime settimane – quanto piuttosto arginare la spirale rialzista dei prezzi.

L’allarme è massimo per il comparto industriale, che rischia di vedersi recapitare bollette insostenibili se le tensioni geopolitiche dovessero persistere. Il ministro Pichetto Fratin, intervenendo a Milano nei giorni scorsi, ha definito “devastante” l’impatto che il bombardamento sull’impianto qatariota ha già avuto sulle quotazioni, e ha messo in guardia contro le speculazioni finanziarie che potrebbero amplificare il disagio nei prossimi mesi. La via maestra indicata dal governo resta quella della diversificazione: puntare sul gas proveniente dall’Azerbaigian attraverso il corridoio meridionale, cercare di incrementare le spedizioni di Gnl dagli Stati Uniti e, soprattutto, chiedere all’Algeria un ulteriore sforzo produttivo, superando i già consistenti volumi previsti dagli accordi in essere.

Un quadro geopolitico in rapido deterioramento

La fragilità della situazione è acuita dalla consapevolezza che il conflitto in Medio Oriente potrebbe non risparmiare altre infrastrutture critiche. Gli esperti del settore sottolineano come gli attacchi ai siti di lavorazione rappresentino una minaccia ben più grave di una semplice chiusura dello Stretto di Hormuz, poiché mentre un blocco navale può essere risolto con azioni diplomatiche o militari, riparare un impianto industriale della complessità di Ras Laffan richiede anni. A rendere il quadro ancora più complesso, per l’Italia, vi è la concorrenza spietata dei mercati asiatici: nazioni come il Giappone e la Corea del Sud, storicamente dipendenti dal Gnl mediorientale, si stanno già muovendo per accaparrarsi i carichi alternativi, facendo lievitare i costi e riducendo la disponibilità complessiva.

La visita di Meloni ad Algeri, dunque, si inserisce in una partita ad altissima posta in gioco, dove la sicurezza energetica nazionale si intreccia inestricabilmente con le dinamiche della guerra in corso e con la necessità di consolidare un partenariato strategico nel Mediterraneo allargato. Il viaggio, che prevede incontri con le massime autorità algerine e con i vertici di Sonatrach, rappresenta un tentativo di blindare le forniture future, cercando di trasformare l’urgenza del momento in un rafforzamento strutturale di un’alleanza che, negli ultimi tre anni, ha già cambiato i connotati della geopolitica energetica europea.

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