Napoli, travolte e uccise sulle strisce: due donne ucraine vittime di un pirata della strada ubriaco
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Redazione Interno
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C’è un istante, nel caotico scorrere di Corso Garibaldi a Napoli, in cui la normalità di un attraversamento pedonale si trasforma in una scena di violenza inaudita. È accaduto intorno alle 19,15 di ieri sera, quando due donne di nazionalità ucraina, con ogni probabilità dirette verso via San Cosmo Fuori Porta Nolana, hanno varcato il limite del marciapiede per attraversare la strada. Erano in prossimità delle strisce pedonali, luogo deputato alla loro sicurezza, quando una Mercedes sopraggiunta a forte velocità le ha travolte senza alcuna possibilità di schivare l’impatto. La violenza dell’urto è stata tale che una delle due è spirata sul colpo, mentre l’altra, trasportata d’urgenza all’ospedale del Mare, è deceduta poco dopo il ricovero a causa delle gravissime lesioni riportate.
L’auto, dopo aver falciato le due vittime, ha proseguito la sua corsa folle andando a urtare violentemente contro tre veicoli in sosta, un impatto che ne ha finalmente interrotto la traiettoria. Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri e gli agenti della polizia municipale, i quali hanno avviato le prime procedure di rito per mettere in sicurezza l’area e gestire una scena che lasciava intravedere tutta la ferocia dell’accaduto. Le indagini, condotte dall’Unità Operativa San Lorenzo e dal reparto Infortunistica Stradale, hanno permesso di ricostruire con precisione la dinamica: le due donne stavano attraversando regolarmente, quando sono state investite al centro della carreggiata.
L’arresto del conducente e le accuse di omicidio plurimo
Gli accertamenti immediati sul conducente della Mercedes, un uomo di 34 anni, hanno rivelato una circostanza che aggrava ulteriormente il quadro già drammatico della vicenda. Sottoposto ai test di rito, l’uomo è risultato alla guida in stato di ebbrezza, con un tasso alcolico nel sangue che ha spinto gli inquirenti a procedere con il fermo. È stato così arrestato dalla Polizia Locale con l’accusa di omicidio stradale plurimo, un reato che la legge contempla con particolare severità quando la guida in stato di alterazione psicofisica causa la morte di più persone.
L’arresto, formalizzato nelle ore immediatamente successive all’incidente, trasforma il conducente da semplice coinvolto in indagato, ponendolo al centro di un procedimento penale che dovrà ora chiarire non solo le condizioni psicofisiche al momento della guida, ma anche eventuali altre concause che possano aver determinato la perdita di controllo del mezzo. L’auto, una Mercedes, ha terminato la sua corsa solo dopo aver accumulato una scia di devastazione: prima i due corpi, poi le tre auto parcheggiate, quasi a testimoniare la traiettoria inarrestabile di chi, privo di lucidità, ha trasformato un’arma di uso comune in uno strumento di morte.
La dinamica e le indagini sul luogo dell’impatto
Corso Garibaldi, arteria pulsante della città, si è ritrovata a essere teatro di una tragedia che riporta al centro del dibattito la questione della sicurezza stradale, sebbene in questo caso i primi riscontri investigativi sembrino orientati verso la condotta colpevole e individuale del conducente. Le strisce pedonali, quelle su cui le due donne stavano esercitando il loro diritto di precedenza, diventano in questo frangente il simbolo di una protezione tradita dalla condotta irresponsabile altrui.
Gli inquirenti stanno ora vagliando i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, al fine di ricostruire con esattezza i secondi antecedenti l’impatto: la velocità effettiva tenuta dalla Mercedes, il comportamento del guidatore prima di perdere il controllo e la posizione esatta delle vittime al momento del contatto. L’attività tecnica si concentra sulla raccolta di ogni elemento utile a sostenere l’accusa in sede giudiziaria, in un contesto in cui la flagranza di reato e lo stato di alterazione hanno già fornito un primo, decisivo, quadro indiziario.
Il profilo delle vittime e il contesto giudiziario
Le due donne uccise, entrambe di nazionalità ucraina, rappresentano due storie di vita spezzate in un contesto urbano che le aveva accolte. Una è deceduta sul colpo, l’altra ha lottato per sopravvivere fino al trasporto in ospedale, dove ogni tentativo di rianimazione è risultato vano. La loro identità, al momento non ancora resa pubblica se non attraverso i riferimenti anagrafici forniti dalle prime comunicazioni ufficiali, è al centro di un’attività di ricognizione da parte delle autorità consolari.
L’arresto del 34enne per omicidio plurimo aggravato dalla guida in stato di ebbrezza segna l’apertura di un fronte giudiziario che si preannuncia lineare nei fatti, ma complesso nelle implicazioni legate alla determinazione delle circostanze aggravanti e alla eventuale richiesta di misura cautelare in carcere. L’uomo è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida che dovrà stabilire se permangano le esigenze cautelari o se sussistano i presupposti per una misura alternativa, in un quadro processuale che vede contrapposte la brutalità del gesto e le garanzie proprie dello stato di diritto.




