Strisciuglio archivia l’era Donnarumma: niente venture capital e stop a progetti rischiosi

Strisciuglio archivia l’era Donnarumma: niente venture capital e stop a progetti rischiosi
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma – L’avvicendamento al vertice del Gruppo Fs, che ha visto Gianpiero Strisciuglio subentrare a Luigi Ferraris – e prima ancora a Donnarumma, anche se per un breve interregno –, non porta con sé soltanto un cambio di passo nella gestione operativa, ma anche e soprattutto una netta inversione di tendenza su alcuni dossier strategici che avevano caratterizzato le precedenti gestioni.

Il nuovo corso di Strisciuglio

Gianpiero Strisciuglio, nuovo amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato Italiane, ha incontrato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, nella sede centrale dell’azienda a Roma; un colloquio che, oltre a sancire l’avvio ufficiale del mandato, ha offerto l’occasione per tracciare le linee guida di quella che sarà la politica industriale del gruppo nei prossimi mesi.

Salvini, dal canto suo, ha espresso fiducia nei confronti del nuovo numero uno, ricordando il principio costituzionale della presunzione di innocenza, e definendolo – sulla scorta dell’esperienza maturata alla guida di Trenitalia – un potenziale ottimo amministratore per l’intero gruppo ferroviario.

Ma è sui contenuti che il cambio di rotta si fa più evidente, perché tra i progetti destinati a finire in un binario morto – o quantomeno a subire un pesante ridimensionamento – figura in primo luogo la creazione di una società interamente partecipata da Fs che si sarebbe dovuta occupare di attività di venture capital, ossia di investimenti in start-up e iniziative ad alto tasso di innovazione ma anche di elevato rischio finanziario.

Addio al venture capital

L’idea di costituire un veicolo societario ad hoc per il capitale di rischio, caldeggiata nella precedente era Donnarumma, non sembra quindi rientrare nelle priorità del nuovo vertice; una scelta che allinea il gruppo a una logica di maggiore cautela e di concentrazione sul core business ferroviario, senza distrazioni verso comparti che, per quanto affascinanti dal punto di vista tecnologico, presentano profili di incertezza che Strisciuglio non intende evidentemente assumersi in questa fase.

Il venture capital, del resto, è uno strumento finanziario che richiede competenze specifiche e una propensione al rischio che mal si concilia con la natura di un gigante pubblico chiamato a garantire servizi essenziali per il Paese e a gestire investimenti infrastrutturali già di per sé onerosi e complessi.

Il rinnovo del cda e la rappresentanza sarda

Nel frattempo, il ministero dell’Economia e delle Finanze, guidato da Giancarlo Giorgetti, ha disposto il rinnovo triennale del consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato Italiane, riconfermando al proprio interno l’avvocata algherese Loredana Ricciotti; un segnale di continuità che, pur in un quadro di cambiamento ai vertici esecutivi, garantisce alla Sardegna un presidio all’interno dell’organismo di governo di una delle principali realtà industriali del Paese.

La riconferma di Ricciotti assume un rilievo particolare, poiché assicura non soltanto un riconoscimento professionale alla professionista sarda, ma anche il mantenimento di un legame territoriale con un’isola che spesso ha denunciato carenze infrastrutturali e che vede nel gruppo Fs un attore decisivo per il proprio sviluppo.

Sarà interessante osservare come si articolerà il rapporto tra il nuovo amministratore delegato e il cda rinnovato, specie alla luce delle scelte strategiche che si prospettano all’orizzonte: l’abbandono del progetto di venture capital rappresenta soltanto il primo, significativo tassello di una riorganizzazione che potrebbe interessare anche altri ambiti, dalla gestione del trasporto regionale alle grandi opere di manutenzione della rete, fino alle sfide legate alla transizione energetica e alla digitalizzazione dei servizi.

Per il momento, tuttavia, il segnale più chiaro che arriva da piazzale della Stazione è quello di un ritorno alla prudenza, con l’obiettivo dichiarato di consolidare i conti e di non disperdere risorse in iniziative dal profilo incerto, in un settore – quello ferroviario – che per sua natura richiede invece investimenti stabili e programmabili nel lungo termine.

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