Giuseppe Conte, la strategia della “nuova primavera” tra libro, inviato di Trump e la fronda nel campo largo
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Redazione Interno
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C’è un’immagine che ritorna, quasi un tormentone, nel video promozionale che Giuseppe Conte ha appena diffuso per annunciare l’uscita del suo libro, “Una nuova primavera” (edito da Marsilio, in libreria dal 14 aprile): lo vediamo, con quella postura studiata tra il professore universitario e il manager della Silicon Valley, scrivere al computer mentre sullo sfondo risuonano i frammenti di una carriera politica che, a suo modo, ha segnato gli ultimi anni del paese. C’è il 1° giugno 2018, quando si presentò al Colle come «avvocato del popolo italiano»; c’è la celebre mano sulla spalla di Matteo Salvini al Senato nel 2019, quella che sancì la fine dell’esperienza gialloverde; e poi l’annuncio, il 22 luglio 2020, dei «209 miliardi destinati all’Italia» del Pnrr. Il leader del Movimento 5 Stelle, insomma, non sta solo pubblicando un saggio: sta mettendo in scena una candidatura ufficiale alla guida del campo largo, una sfida a Elly Schlein che non ha più bisogno di sottintesi.
E mentre la segretaria dem prova a blindare la sua leadership con una linea che definisce «testardamente unitaria», Conte tesse la sua tela su più tavoli. Non si tratta solo della mossa editoriale – 384 pagine che mescolano autobiografia e manifesto politico – ma di una strategia a tutto campo che ha già infiammato gli animi a sinistra. La prova più evidente del suo attivismo è il pranzo romano dell’altro ieri: il leader pentastellato ha incontrato Paolo Zampolli, imprenditore italo-americano e inviato speciale del presidente americano Trump, in un ristorante esclusivo della Capitale. Un faccia a faccia durato quasi due ore, che ha subito scatenato le reazioni degli avversari (Fratelli d’Italia ha parlato di «doppia faccia», notando la contraddizione tra la retorica anti-Trump e le cortesie diplomatiche), ma che testimonia la volontà di Conte di giocare la partita internazionale come un leader già pronto a Palazzo Chigi.
L’operazione, però, è più complessa di una semplice corsa alla nomination. Conte sa bene che il referendum sulla giustizia, vinto dal fronte del “No”, ha creato un’onda lunga che lui intende cavalcare. Ecco perché, subito dopo lo spoglio, ha imposto il tema delle primarie: «Siamo di fronte a un grande dato politico – ha detto al Corriere della Sera –, a una grande onda di partecipazione che un leader responsabile deve interpretare». La sua idea è chiara: gazebo diffusi sul territorio, “punti di democrazia” per scrivere il programma dal basso e poi una sfida aperta, senza il controllo degli apparati, dove lui si sente avvantaggiato rispetto alla sua alleata-rivale del Pd. La sindaca di Genova, Silvia Salis, pur essendo un nome che circola come possibile terzo incomodo, ha già preso le distanze («Le primarie sono sbagliate, creano divisioni», ha dichiarato all’Unità), togliendo un po’ di pressione ma anche dimostrando quanto sia complicato tenere insieme la baracca.




