Truffe su WhatsApp, il falso sos di amici e parenti svuota i conti correnti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un'ondata subdola di raggiri, sempre più frequente e organizzata, sta sfruttando la fiducia personale e l'abitudine alle chat per colpire gli italiani. L'allarme, circostanziato e preoccupante, arriva dallo Sportello Truffe Online MDC FVG, che ha documentato un incremento significativo degli attacchi ai danni di utenti spesso impreparati a riconoscere la messinscena. Il meccanismo, tecnicamente basato sull'hackeraggio di account WhatsApp realmente esistenti, si fonda su un elemento psicologico primario: l'empatia verso una persona conosciuta, la cui identità viene clonata dai malintenzionati. Le vittime, infatti, ricevono messaggi che sembrano provenire da un familiare, un collega o un amico stretto, colto da una presunta emergenza improvvisa che richiede un intervento economico immediato.

La tattica dello sconosciuto conosciuto

La procedura, ormai quasi standardizzata, inizia con un approccio informale e confidenziale, come "Ciao, puoi farmi un favore urgente?", per poi dipanarsi in un racconto costruito per suscitare preoccupazione e un senso di dovere. Si menzionano, ad esempio, operazioni mediche inaspettate, come un'appendicite da pagare, conti dal dentista da saldare con urgenza o altre difficoltà personali che lasciano il "mittente", in realtà un truffatore, momentaneamente a secco di liquidità. Il tono è sempre rassicurante sulle restituzioni, spesso promesse "per la sera stessa" o "appena possibile", il che, unito alla familiarità del contatto compromesso, abbassa le difese di chi riceve. Coloro che rispondono, mostrando di aver abboccato all'amo, ricevono immediatamente un codice Iban su cui trasferire il denaro, il quale ovviamente finisce in mani del tutto estranee alla persona cui si credeva di aiutare.

Cronaca di tentativi andati a segno e altri falliti

Le cronache degli ultimi mesi offrono un campionario eloquente di questa metodologia fraudolenta. A Pescia, ad esempio, i contatti di un residente hanno ricevuto la richiesta di un prestito di 1.920 euro per un'operazione; molti di loro, rispondendo alla sollecitazione, si sono visti recapitare le coordinate bancarie per il versamento. In altri casi, purtroppo, il raggiro ha completato il suo corso: un uomo di 65 anni di Agrigento, convinto di soccorrere un amico in gravi difficoltà, ha effettuato un bonifico ritrovandosi con la Postepay azzerata. Non sempre, però, la truffa riesce: episodi come quello che ha visto coinvolto un certo Alberto Sgorbati, il cui account è stato usato per chiedere 620 euro per un finto conto dal dentista, dimostrano come una pronta verifica, magari una telefonata diretta al presunto interessato, possa bloccare il tentativo sul nascere.

La necessità di una barriera: la verifica diretta

Il fenomeno, per sua natura virale poiché un singolo account violato permette di attaccare decine di contatti affidabili, rende fondamentale una regola d'oro: la sospensione dell'istinto di aiutare subito e la verifica attraverso un canale alternativo. Chiamare la persona che avrebbe scritto, anche solo per sentire la sua voce, rappresenta l'unico scudo efficace contro una frode che gioca sulla fretta e sull'emotività. Le forze dell'ordine e le associazioni dei consumatori ribadiscono continuamente questo punto, sottolineando come i truffatori, pur sofisticati nella tecnica di violazione, siano vulnerabili a un controllo così semplice. La diffusione capillare di questi episodi, del resto, non accenna a calare, segno che la posta in gioco per i criminali è ancora alta e che la vigilanza dei singoli deve rimanere costantemente attiva.

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