Bufera su Bignami per l’attacco a Scalfaro: “Liberò 300 mafiosi”. Ma è un falso storico

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attacco di Galeazzo Bignami alla memoria del Presidente Emerito Oscar Luigi Scalfaro ha provocato una bufera politica che da Roma si ripercuote con forza a Novara, città natale dell’ex Capo dello Stato. Le dichiarazioni del capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, pronunciate durante il dibattito parlamentare sul caso Delmastro, hanno sollevato un’ondata di indignazione trasversale.

Nel corso del suo intervento in Aula, Bignami ha infatti sostenuto che “la sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro, che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis”, aggiungendo che per il Movimento Sociale Italiano fu “una sconfitta” non aver fatto eleggere Paolo Borsellino al Quirinale nel 1992. Una ricostruzione che, secondo le opposizioni e gli organi di stampa, non corrisponde alla realtà storica e giuridica dei fatti.

La ricostruzione dei fatti e il ruolo del ministro Conso

La verità storica, come hanno prontamente ricordato diverse fonti tra cui il quotidiano Avvenire, è sensibilmente diversa da quella narrata dal deputato di Fratelli d’Italia. Nel novembre del 1993 non vennero “liberati 300 mafiosi”, ma per 334 detenuti sottoposti al regime del 41-bis non venne disposta la proroga di tale misura. Questi detenuti non uscirono dal carcere, ma passarono semplicemente al regime detentivo ordinario, rimanendo comunque ristretti in istituti di alta sicurezza. La decisione, inoltre, non fu mai di competenza del Presidente della Repubblica.

Come ribadito dallo stesso Avvenire e dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2023 sulla trattativa Stato-mafia, la responsabilità di quella scelta fu assunta dall’allora Ministro della Giustizia Giovanni Conso, il quale più volte, anche in sede giudiziaria, rivendicò la paternità politica e amministrativa del provvedimento. Il Capo dello Stato, come prevede la Costituzione, non ha alcun potere in materia di regime penitenziario, che rientra esclusivamente nella sfera di competenza del Governo e della magistratura.

Le reazioni del mondo politico e cattolico

Le parole di Bignami hanno suscitato reazioni durissime, che vanno oltre gli schieramenti politici tradizionali. Paolo Cattaneo, nipote di Oscar Luigi Scalfaro ed ex presidente della Provincia di Novara, ha commentato l’accaduto con parole di profondo sdegno, definendo l’intervento del deputato come “gente che è alla canna del gas, che è disperata” e parlando di “compassione” per simili affermazioni. Cattaneo ha sottolineato come l’ignoranza storica di un parlamentare sia “una cosa brutta che è da combattere”. Ma la protesta non si è fermata alla cerchia familiare.

Il mondo cattolico, storicamente vicino alla figura del Presidente democristiano, ha espresso la sua ferma condanna. Il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire, ha parlato di “muro del livore e del fango” sfondato da Bignami, mentre Azione Cattolica, tramite il vicepresidente Paolo Seghedoni, ha accusato il deputato di “mostrare di avere una memoria confusa della storia del nostro Paese”. Seghedoni ha inoltre ricordato come Scalfaro fosse stato eletto al culmine di uno stallo politico drammatico, due giorni dopo la strage di Capaci, da uno schieramento ampio e trasversale.

La bagarre alla Camera e le accuse di vilipendio

L’intervento di Bignami, che si è inserito nel contesto della votazione sulla richiesta della Procura di Roma di accedere alle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, ha innescato una vera e propria bagarre nell’emiciclo di Montecitorio. Le opposizioni, con Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra in testa, hanno immediatamente protestato, chiedendo il rispetto per la memoria di un Padre Costituente e arrivando a evocare il reato di vilipendio.

Dopo le urla e la sospensione della seduta, la Camera ha comunque votato, negando alla Procura l’autorizzazione all’utilizzo delle chat con un voto a scrutinio segreto che ha visto la maggioranza prevalere con 206 voti contro 133. Nonostante il risultato politico, la reazione trasversale alle dichiarazioni di Bignami ha mostrato come la strumentalizzazione della storia possa generare un isolamento politico che travalica i confini dell’Aula.

La presa di posizione della città di Novara

La città di Novara, che ha dato i natali a Scalfaro, si è compattata in difesa dell’illustre concittadino. L’intera coalizione di centro-sinistra e del campo progressista novarese, comprendente Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Insieme per Novara, Alleanza Verdi e Sinistra e PSI, ha annunciato la presentazione di un Ordine del Giorno unitario in Consiglio Comunale per riaffermare il rispetto delle istituzioni.

L’appello è stato rivolto direttamente al sindaco Alessandro Canelli e al senatore novarese Gaetano Nastri, affinché prendano pubblicamente le distanze da affermazioni ritenute lesive della figura storica di Scalfaro. Il consigliere regionale dem Domenico Rossi ha definito l’attacco “sguaiato, gratuito e propinato per pura speculazione politica”, ribadendo l’infondatezza dell’accusa sul piano giuridico e storico e sottolineando come Scalfaro, negli anni delle stragi di Cosa Nostra, sia stato “un baluardo intransigente nella difesa della democrazia repubblicana”.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.