Delmastro, la Camera blinda le chat con Caroccia. Scontro politico e proteste in Aula
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Redazione Interno
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Con 206 voti favorevoli e 133 contrari, l'Aula della Camera ha approvato la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che proponeva di negare alla Procura di Roma il sequestro delle chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e l'imprenditore Mauro Caroccia. La votazione, richiesta dalle opposizioni di Pd, Avs e Movimento 5 Stelle, si è svolta a scrutinio segreto, suggellando una decisione che, come era nelle attese, ha visto la maggioranza compatta nel respingere la richiesta dei magistrati.
Le chat, al centro dell'inchiesta sul ristorante "Bisteccheria d'Italia" di cui Delmastro era socio insieme a Miriam Caroccia, la figlia diciannovenne dell'indagato, resteranno quindi inaccessibili agli inquirenti, chiuse in una cassaforte a Montecitorio, nonostante il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ne avesse ribadito l'indispensabilità per le indagini.
La bagarre e le accuse incrociate prima del voto
Il clima nell'emiciclo era incandescente già prima dello scrutinio. Nel corso delle dichiarazioni di voto, il capogruppo di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, ha alzato ulteriormente il livello dello scontro con un intervento che ha scatenato la reazione furiosa delle opposizioni.
Rivolgendosi al leader del M5S Giuseppe Conte, Bignami lo ha sfidato a mostrare le chat sugli appalti delle mascherine, ma ha poi toccato un nervo scoperto citando la figura di Oscar Luigi Scalfaro, accusandolo di aver liberato "300 mafiosi al 41bis", un'affermazione giudicata "indegna" da Pd, M5S e Avs, che hanno evocato il reato di vilipendio.
Poco prima, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein aveva attaccato direttamente la premier Giorgia Meloni, ricordando le sue parole passate sulla trasparenza e chiedendole perché stesse "facendo il contrario" di quanto aveva promesso.
Le proteste simboliche di M5S e Avs
Al termine del voto, la tensione è esplosa in una vera e propria sceneggiata parlamentare. I deputati del Movimento 5 Stelle sono scesi dai loro scranni, si sono portati sotto i banchi della maggioranza e hanno iniziato a sventolare i propri smartphone, riprendendo lo slogan della loro campagna "#fuorilechat" per protestare contro il diniego all'accesso ai messaggi.
Contemporaneamente, gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra hanno inscenato una protesta bendandosi simbolicamente gli occhi, con l'intento di rappresentare la volontà della maggioranza di "chiudere gli occhi" degli italiani e impedire alla magistratura di fare luce sui presunti rapporti tra politica e criminalità organizzata. Il caos che ne è seguito ha costretto la presidente di turno Anna Ascani a sospendere brevemente la seduta.
Le ragioni del "no" e le reazioni delle opposizioni
Il relatore di maggioranza in Giunta, Pietro Pittalis di Forza Italia, ha difeso la scelta negando che si tratti di uno "scudo" per proteggere Delmastro. Secondo Pittalis, il diniego è un corretto esercizio delle prerogative costituzionali, previste dall'articolo 68, e la richiesta della Procura sarebbe stata troppo generica, priva di un arco temporale preciso e di criteri di selezione, rischiando di violare la riservatezza della corrispondenza del deputato.
Una posizione respinta in modo netto dalle opposizioni: per Chiara Appendino (M5S) "oggi hanno vinto le mafie", mentre il deputato del Pd Federico Gianassi ha sottolineato come la Giunta abbia impedito anche ai propri membri di visionare i documenti, un fatto senza precedenti che, a suo avviso, lede le prerogative parlamentari. Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori (Avs), ha già ipotizzato la strada di un ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione.
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