Blu Notte, Lucarelli e Bozzi tornano con dodici cold case: «Ma non aspettatevi Garlasco»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sei appuntamenti, dodici indagini, un unico filo conduttore: i casi irrisolti che il tempo ha progressivamente consegnato ai margini della memoria collettiva. Da sabato 19 settembre torna su Rai 3 «Misteri dimenticati - Blu notte», lo storico programma di Carlo Lucarelli, che vede di nuovo al suo fianco Silio Bozzi, già dirigente della Squadra Mobile e della Polizia scientifica. Con loro, in questa nuova stagione, anche la psicologa forense e criminologa Margherita Carlini e il medico legale Mirella Gherardi.
La serie, prodotta da Rai Cultura con Ruvido, attraversa i generi del giallo — dal classico al noir, fino al thriller — privilegiando vicende scivolate fuori dai riflettori, dagli anni Settanta fino ai primi Duemila, con l'obiettivo dichiarato di raccontare storie puntando principalmente sulla narrazione.
La scelta di campo: niente Garlasco, solo storie da ricostruire
La selezione dei casi risponde a una precisa linea editoriale che Lucarelli ha rivendicato con nettezza. «Garlasco è un caso di cronaca aperto, è roba per giornalisti e talk di approfondimento. Io sono un narratore di storie: noi arriviamo dopo, quando le bocce si sono fermate», ha spiegato il conduttore alla vigilia del ritorno in onda. Una posizione che delimita il perimetro del suo true crime, tenuto volutamente a distanza dal processo mediatico in tempo reale.
«Dobbiamo stare attenti a non applicare i tempi del giallo alla realtà: per un test del Dna servono mesi, per un processo anni», ha aggiunto Lucarelli, sottolineando come la cronaca non proceda con i ritmi serrati di un romanzo poliziesco. Il programma, in onda per sei prime serate su Rai 3, affronta complessivamente dodici storie distinte, accostate a due a due all'interno di ciascun episodio.
Da via Poma al DAMS, i fascicoli che tornano sul piccolo schermo
Tra i casi al centro delle puntate c'è l'omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto 1990 nell'ufficio di via Poma a Roma, un delitto mai risolto che negli ultimi mesi è tornato al centro di nuove indagini scientifiche. La vicenda viene ripercorsa insieme al suicidio di Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile che fu fermato tre giorni dopo il delitto e poi rilasciato. Spazio anche ai cosiddetti delitti del DAMS, con l'omicidio dello studente Angelo Fabbri e quello della critica d'arte Francesca Alinovi, entrambi avvenuti a Bologna nel 1983.
Non mancano il «giallo di Posillipo», legato all'assassinio di Anna Parlato Grimaldi nel 1981, e la storia di Antonella Di Veroli, la commercialista romana trovata senza vita nel 1994 all'interno di un armadio sigillato, caso per il quale la Procura di Roma ha riaperto le indagini nel luglio 2025. Il percorso si completa con la parabola criminale del Clan dei Marsigliesi e la figura di Tony Chichiarelli, falsario legato ad alcune delle pagine più oscure della storia italiana recente.
Bozzi: «Un progetto serio che lascia fuori i casi ancora aperti»
Il ritorno di Silio Bozzi accanto a Lucarelli segna la ricomposizione di un sodalizio che affonda le radici negli anni bolognesi, quando Bozzi dirigeva la Polizia scientifica dell'Emilia Romagna. «Ho sempre poca fiducia nelle riprese dei programmi, ma Carlo mi ha assicurato una grande serietà del progetto che lascia fuori casi come quello di Garlasco, per attingere a casi che trattano di persone scomparse, serial killer, fino ai classici misteri della stanza chiusa», ha raccontato l'ex dirigente.
La nuova edizione vede accanto a lui due nuove presenze professionali, la criminologa Carlini e il medico legale Gherardi, chiamate ad approfondire gli aspetti investigativi e scientifici delle vicende narrate. «Nella prima versione di Blu Notte avevo a disposizione il gabinetto della polizia scientifica e mi gestivo anche a livello scenografico. Qui ho dovuto reinventarmi sia per gli spazi che per la comunicazione», ha aggiunto Bozzi.
Il delitto di via Poma e la partita del Dna
Il caso di Simonetta Cesaroni, uno dei più longevi enigmi della cronaca italiana, è tornato di attualità nelle settimane che precedono il debutto della serie. La Procura di Roma ha disposto accertamenti genetici su una serie di persone mai formalmente iscritte nel registro degli indagati, i cui profili vengono comparati con le tracce biologiche isolate sul corpetto e sul reggiseno indossati dalla vittima. Il gip Giulia Arcieri aveva respinto nel dicembre 2024 la richiesta di archiviazione, aprendo la strada a un nuovo ciclo investigativo affidato ai carabinieri del Ris.
La sorella di Simonetta, Paola Cesaroni, ha parlato di «esiti del Dna interessanti», precisando tuttavia che non risultano ancora indagati. A distanza di oltre tre decenni, il fascicolo resta aperto a carico di ignoti, mentre gli inquirenti ricostruiscono alibi, testimonianze e documenti già esaminati negli anni passati.
«La vera storia è quella della vittima»
Lucarelli ha indicato nella centralità della vittima il principio che orienta la narrazione delle sei puntate. «La vera storia, è quella della vittima», ha sintetizzato presentando il programma, un criterio che si traduce nella scelta di riportare al centro delle ricostruzioni le persone coinimate nei fatti prima ancora delle piste investigative. La nuova serie si avvale di materiali d'archivio e interviste originali, mantenendo ferma la distinzione tra il tempo della narrazione e quello delle indagini. Il debutto è fissato per sabato 19 settembre alle 21.30 su Rai 3, con visibilità in live streaming e on demand sulla piattaforma RaiPlay.
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