Nordio: "Il caso Garlasco sarà comunque una sconfitta per la giustizia"
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Redazione Interno
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"Comunque vada, finirà male". Con queste parole, asciutte e perentorie, il ministro della Giustizia Carlo Nordio sintetizza il nodo irrisolto del cosiddetto "caso Garlasco", tornato alla ribalta dopo una condanna in appello che ha ribaltato due precedenti assoluzioni. "O il detenuto è innocente, e allora ha subito una pena atroce ingiustamente, o è colpevole, e in quel caso l’attuale indagato dovrà affrontare un processo doloroso, costoso in termini economici e personali", ha spiegato al Corriere della Sera, evitando di entrare nel merito della vicenda ma sottolineando le contraddizioni di un sistema che, secondo lui, mostra crepe profonde.
La questione, che ha diviso l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori, riapre il dibattito sui meccanismi di impugnazione. "Se due corti hanno già dubitato della colpevolezza dell’imputato, non si vede come si possa poi condannare oltre ogni ragionevole dubbio", ha osservato Nordio durante un’intervista a Porta a Porta, evidenziando quella che definisce "un’anomalia del sistema processuale". Un paradosso che, a suo avviso, richiederebbe una riforma per evitare che situazioni simili si ripetano, con conseguenze spesso drammatiche per le parti coinvolte.
Il ministro, del resto, non è nuovo a prese di posizione nette su temi giudiziari. Già in passato, da opinionista, aveva espresso perplessità sulla condanna di Stasi, altro caso che aveva acceso polemiche per le oscillazioni tra assoluzioni e sentenze di condanna. Ora, da guardasigilli, sembra intenzionato a tradurre quelle critiche in iniziative concrete, pur senza anticipare dettagli.
Quello delle impugnazioni, però, non è l’unico fronte su cui Nordio sta lavorando. L’attuale governo, del resto, ha mostrato più volte di agire sotto la spinta di emergenze sociali o mediatiche, come accaduto con il decreto anti-rave party varato dopo gli eventi di Modena nel 2022. Un approccio che, se da un lato risponde a esigenze immediate, dall’altro solleva interrogativi sulla sostenibilità di riforme dettate più dalla contingenza che da una visione organica.




