Rai, Giampaolo Rossi torna su Ranucci senza citarlo: scontro sul giornalismo d’inchiesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giampaolo Rossi torna a parlare del giornalismo d’inchiesta e rilancia una posizione già espressa nei mesi scorsi, mentre cresce l’attesa per la decisione sul ricorso presentato da Sigfrido Ranucci contro la rimozione dalla guida di Report. L’amministratore delegato della Rai, intervenuto al Prix Italia all’Aquila, non ha nominato direttamente il giornalista ma ha utilizzato parole che sono state interpretate come un nuovo riferimento al caso che coinvolge il programma di Rai3.

Le parole di Rossi al Prix Italia e il precedente dibattito

Nel suo intervento pubblico Rossi ha distinto tra il valore del giornalismo investigativo e quello che ha definito “giornalismo di teorema”, sostenendo che un’inchiesta deve mantenere un rapporto con la verifica dei fatti. La stessa impostazione era stata espressa in precedenza, quando le sue dichiarazioni avevano provocato reazioni politiche e discussioni sul rapporto tra vertici Rai, informazione e programmi di approfondimento. L’amministratore delegato aveva chiarito allora di non riferirsi a una trasmissione o a un conduttore specifico.

Il nuovo intervento arriva in una fase delicata per la Rai, con il contenzioso tra l’azienda e Ranucci approdato sul piano giudiziario. Il giornalista ha chiesto al giudice del lavoro di Roma il reintegro alla guida di Report dopo la decisione aziendale che ha modificato il suo ruolo nel programma. Il procedimento riguarda il rapporto professionale tra il conduttore e il servizio pubblico e si inserisce in uno scontro che ha coinvolto anche il futuro editoriale della trasmissione.

Il ricorso di Ranucci e le tensioni interne a Report

La vicenda giudiziaria è accompagnata da un confronto pubblico che ha coinvolto anche alcuni storici collaboratori della trasmissione. Ranucci ha replicato alle dichiarazioni di Giorgio Mottola e Alberto Nerazzini, accusandoli di aver diffuso ricostruzioni che lui considera false sul proprio operato. Il giornalista ha affidato la sua risposta ai social, contestando anche alcune ricostruzioni emerse durante programmi televisivi di approfondimento.

Lo scontro ha riguardato anche il rapporto tra l’ex conduttore e parte della squadra che negli anni ha lavorato al programma di Rai3. Le dichiarazioni di Nerazzini e Mottola hanno aperto un confronto sul metodo giornalistico, sulle dinamiche interne alla redazione e sulle responsabilità nella gestione delle inchieste. Ranucci ha sostenuto che alcune accuse rivolte al suo lavoro non corrispondono alla realtà dei fatti e ha respinto le critiche ricevute.

Il procedimento davanti al giudice del lavoro

Il ricorso presentato dall’ex conduttore di Report rappresenta il passaggio centrale della disputa con la Rai. I legali del giornalista hanno chiesto un provvedimento urgente per ottenere il ritorno alla guida della trasmissione, mentre l’azienda ha avviato anche un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Le contestazioni aziendali sono state riportate come collegate a vicende già oggetto di valutazioni interne.

La questione ha coinvolto anche il consiglio di amministrazione della Rai, chiamato ad affrontare il tema della gestione del programma e della governance aziendale. Nel frattempo il confronto pubblico si è spostato dal solo ambito televisivo a quello più ampio del ruolo dell’informazione investigativa nel servizio pubblico, con posizioni contrapposte tra chi difende l’autonomia delle inchieste e chi richiama l’esigenza di criteri rigorosi nella verifica dei contenuti.

Nel dibattito è entrato anche il tema delle relazioni professionali all’interno di Report, dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori storici del programma e le successive repliche del giornalista. La trasmissione, nata come spazio di giornalismo investigativo e in onda su Rai3 dal 1997, è stata condotta da Ranucci dal 2017 dopo la lunga esperienza di Milena Gabanelli.

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