Il caso Di Battista, l’ospedale dell’Avana e il no al volo di Stato: i medici del Gemelli valutano il rientro
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Redazione Interno
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Alessandro Di Battista, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, resta ricoverato all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana dopo il grave malore che lo ha colpito venerdì 29 agosto mentre si trovava a Cuba per realizzare un reportage. Le sue condizioni, sebbene non siano in pericolo di vita, rimangono critiche e i medici non hanno ancora sciolto le riserve sulla diagnosi esatta e sulla possibilità di un trasferimento in Italia.
La macchina dei soccorsi si è comunque messa in moto, con l’invio di due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma, giunti sull’isola per affiancare l’équipe locale e valutare la trasportabilità del paziente; e in queste ore, una scelta politica ha finito per aggiungere un ulteriore elemento di dibattito alla vicenda, ovvero il rifiuto dell’aereo di Stato che il governo Meloni aveva messo a disposizione per il rimpatrio.
Il governo italiano, attraverso la Farnesina e Palazzo Chigi, si è attivato seguendo il protocollo standard per i rimpatri sanitari, una procedura garantita a tutti i cittadini italiani all'estero che versano in condizioni di salute tali da richiedere il rientro in patria per ricevere cure adeguate; va precisato che nello scorso anno, secondo quanto si apprende, sono stati circa 60 i voli di Stato utilizzati per casi analoghi.
Tuttavia, nonostante la disponibilità dell’esecutivo a predisporre un volo sanitario, lo stesso Di Battista e il suo entourage hanno declinato l’offerta, preferendo attendere un eventuale volo di linea o, in alternativa, un trasferimento con un’eliambulanza privata, con i costi che sarebbero coperti dall’assicurazione, dal Movimento 5 Stelle e dal Fatto Quotidiano, la testata per cui l’ex deputato stava lavorando al progetto “La polvere del mondo”.
Una decisione che, come inevitabile, ha scatenato un acceso dibattito sui social network sull’uso dei mezzi statali per il rientro di un personaggio politico, sebbene fonti di governo e lo stesso capogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, abbiano ricordato come non si tratti di un trattamento di favore ma di una prassi consolidata per i cittadini italiani in difficoltà all'estero.
La missione dei medici del Gemelli e il neurochirurgo Della Pepa
Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata sul quadro clinico di Di Battista, che è vigile e riesce a comunicare con l’esterno, come dimostrano le telefonate ricevute e i messaggi pubblicati sui social dove ha scritto: «Ce la metterò tutta per tornare presto». Proprio per monitorare la sua situazione, una task force medica italiana è atterrata all’Avana: si tratta del neurochirurgo Giuseppe Maria Della Pepa, originario di Agropoli, e dell’anestesista e rianimatrice Isabella Melchionda, entrambi in forza al Policlinico Gemelli di Roma.
La loro presenza, fortemente voluta dal leader M5S Giuseppe Conte che ha fatto da tramite tra la famiglia e la Farnesina, ha lo scopo di affiancare i medici cubani dell’ospedale Hermanos Ameijeiras e di formulare una valutazione definitiva sull’evoluzione della patologia che ha colpito il 48enne ex deputato; il compito, in particolare, è stabilire se e quando Di Battista possa affrontare un volo di circa dieci ore per tornare in Italia senza correre rischi per la sua salute.
I medici cubani, dopo aver eseguito una Tac con mezzo di contrasto, avrebbero escluso per il momento la trasportabilità del paziente, confermando la gravità del quadro clinico emerso dopo il forte mal di testa e lo svenimento accusato a Santa Clara, dove era stato inizialmente ricoverato prima del trasferimento nella capitale.
La solidarietà politica e la scelta coerente con l’antipolitica
La vicenda umana di Alessandro Di Battista, al di là delle questioni sanitarie, ha suscitato un’ondata di solidarietà che ha attraversato gli schieramenti politici: il ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha contattato telefonicamente, descrivendolo come «combattivo nel tono» e assicurando che il governo farà «tutto quello che serve per lui, come bisogna fare per ogni cittadino italiano in condizioni simili»; anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto esprimergli la propria vicinanza con una telefonata, mentre esponenti di vari partiti, da Matteo Renzi a Mimmo
Lucano, hanno augurato una pronta guarigione all’ex grillino. Un aspetto che, se da un lato evidenzia un fronte trasversale di umanità, dall’altro non può non far riflettere sulla coerenza politica di Di Battista, che per anni ha costruito la propria narrazione pubblica sull’antipolitica e sulla lotta ai privilegi della casta, e che oggi, proprio in virtù di quella storia, ha scelto di rifiutare un mezzo che per molti rappresenterebbe l’emblema di un trattamento d’élite.
Il rifiuto del volo di Stato, insomma, non è un dettaglio logistico, ma un gesto che riporta alla memoria le battaglie di un politico che ha sempre vissuto il rapporto con le istituzioni in modo conflittuale, anche a costo di mettere in discussione la propria stessa sicurezza.
Per ora, Alessandro Di Battista resta nella sua stanza al diciannovesimo piano dell’ospedale Hermanos Ameijeiras, in attesa che gli specialisti italiani e cubani sciolgano le riserve sulla diagnosi e sulle modalità del rientro. L’ipotesi del volo di Stato è stata archiviata, ma non quella di un rimpatrio con mezzi privati non appena le sue condizioni lo permetteranno, con il mondo politico e della ristorazione – come la promessa del noto pizzaiolo Gino Sorbillo di offrire margherite in piazza per festeggiare il suo ritorno – che si mobilita intorno a lui.
Nel frattempo, l’unica certezza, oltre alla sua lucidità e alla sua voglia di reagire, è che la vicenda ha già assunto i contorni di un caso nazionale, destinato a tenere banco nei prossimi giorni tra sviluppi clinici e riflessioni politiche.
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