Leone XIV in Libano, un cedro per la pace e un appello alle autorità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Atterrando in Libano, dopo la tappa turca ad Ankara, papa Leone XIV ha subito impresso al suo primo viaggio apostolico il sigillo di una diplomazia che, pur non disponendo di eserciti, cerca il proprio spazio nell'arena internazionale attraverso la tenacia del dialogo. Il suo messaggio, articolato nel discorso alle autorità nel Palazzo presidenziale, ha posto l'accento sulla pace, definita non come un'utopia ma come un "cantiere sempre aperto", un lavoro che richiede gesti concreti e uno spirito di sacrificio che pochi possiedono. "Beati gli operatori di pace", ha esordito, rivolgendosi a quanti, in quella terra complessa, detengono una porzione di responsabilità.

Il gesto simbolico del cedro e il peso della storia

Prima ancora delle parole, a parlare è stata la simbologia di un albero, un "cedro dell'amicizia" piantumato nella sede del potere esecutivo libanese, a rappresentare una volontà condivisa di crescita e stabilità. Quel gesto, compiuto alla presenza del cardinale Segretario di Stato vaticano e del Patriarca di Antiochia dei Maroniti, ha introdotto l'incontro con i rappresentanti della società civile e il Corpo diplomatico, evidenziando come la varietà autoctona di quella pianta, una delle bellezze naturali del Paese, possa essere metafora di radici profonde e di una resilienza che il popolo libanese conosce bene. La cerimonia, sebbene di breve durata, ha costituito il preludio ideale per un discorso che non ha trascurato le ferite ancora aperte.

La soft power vaticana tra due crisi internazionali

Il pontefice, il quale sul volo verso Ankara aveva sottolineato come il suo viaggio fosse un "segno di unità cristiana nel solco di Nicea", ha affrontato con chiarezza i dossier più scottanti, caricando di un significato particolare la sua visita in Turchia. Dopo aver reso omaggio al Mausoleo di Ataturk e aver incontrato il presidente Recep Tayyip Erdogan – con tutti gli onori del caso, dalla scorta di cavalleria ai ventuno colpi di cannone a salve – ha espresso la speranza che la nazione turca possa lavorare per favorire il dialogo tra Russia e Ucraina, menzionando l'esistenza di "concrete proposte per la pace". Riguardo al conflitto israelo-palestinese, ha ribadito con forza che l'unica soluzione percorribile rimanga quella dei due popoli e due Stati, un principio, ha osservato, che Israele ancora non accetta.

Un appello alla responsabilità dei leader libanesi

Rientrando nel contesto libanese, il cuore del suo intervento si è concentrato sulla vocazione alla pace di quella terra, descritta come un dono da custodire ma anche un compito faticoso da portare avanti ogni giorno. Senza usare toni accademici o astratti, ha ricordato ai presenti, investiti di autorità in ambiti diversi, che a loro spetta il compito di superare le ingiustizie che affliggono la regione. La sua argomentazione, arricchita da subordinate che ne hanno ampliato la profondità, ha evitato di scivolare in facili ottimismi, ponendo piuttosto l'accento sulla pazienza e sulla preghiera, elementi che, uniti al coraggio, possono rendere possibile ciò che oggi appare lontano.

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