Manduria, 21 arresti nell’inchiesta antimafia: chat, armi e il potere del clan
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Redazione Interno
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Un’inchiesta antimafia a Manduria ha portato all’arresto di 21 persone accusate, a vario titolo, di aver gestito attività criminali legate a estorsioni, traffico di droga e disponibilità di armi. L’operazione della Squadra Mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto, ha ricostruito secondo gli investigatori un’organizzazione con una struttura familiare e fiduciaria capace di mantenere i propri collegamenti anche durante i periodi di detenzione di alcuni esponenti.
Le chat dei giovani del gruppo e le minacce contro le donne
Nelle carte dell’indagine emergono conversazioni che descriverebbero il clima interno al gruppo criminale e il ricorso alla violenza come strumento per risolvere contrasti personali. Tra i messaggi acquisiti dagli investigatori compaiono frasi minacciose come “Ti faccio a pezzi”, riferite a rapporti sentimentali e controversie private. Le intercettazioni, secondo l’accusa, mostrerebbero la disponibilità di armi da parte di alcuni giovani appartenenti al contesto criminale e la volontà di utilizzarle anche per questioni non legate direttamente agli affari del clan.
L’inchiesta ha acceso l’attenzione anche sul ruolo delle nuove generazioni all’interno della presunta organizzazione. Secondo la ricostruzione investigativa, accanto alle figure di riferimento più anziane sarebbero emersi giovani incaricati di compiti operativi, con rapporti basati su legami familiari e personali. La contestazione riguarda un sistema nel quale il controllo del territorio sarebbe stato accompagnato da intimidazioni, gestione delle attività illecite e capacità di mantenere rapporti tra diversi livelli dell’organizzazione.
La struttura del gruppo tra familiari, riscossioni e droga
Tra gli elementi raccolti nell’ordinanza viene descritta una rete composta da tre generazioni: un capo storico, una figlia, un nipote e altri soggetti con ruoli differenti. Alcuni avrebbero avuto il compito di raccogliere denaro, altri di occuparsi del traffico di stupefacenti o della gestione delle armi. Gli investigatori hanno ipotizzato un modello organizzativo fondato sulla continuità dei rapporti anche quando alcuni membri erano detenuti.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’indagine, il gruppo avrebbe utilizzato una rete di persone di fiducia per mantenere operativi i propri interessi sul territorio di Manduria. L’accusa ipotizza un controllo esercitato attraverso estorsioni, spaccio e intimidazioni, con una struttura capace di coinvolgere persone legate tra loro non solo da rapporti criminali ma anche da vincoli familiari.
Il sistema delle quote e il controllo delle palazzine
Una parte dell’ordinanza descrive anche un presunto sistema di riscossione organizzato attraverso un quaderno utilizzato per annotare i conti. Secondo gli investigatori, circa una settantina di famiglie sarebbero state coinvolte in un meccanismo di versamenti mensili intorno ai 25 euro, con persone incaricate di passare per raccogliere le somme.
Il documento giudiziario, composto da 578 pagine, analizza questo episodio come uno degli elementi che gli inquirenti collegano alla capacità del gruppo di esercitare pressione su una parte del territorio. La gestione delle somme e il timore di conseguenze per chi non avrebbe rispettato le richieste vengono indicati dagli investigatori come aspetti del metodo contestato all’organizzazione.
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