Washington nasconde tracciatori nei chip per l’intelligenza artificiale per bloccare l’export illegale verso la Cina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, le autorità statunitensi avrebbero adottato una misura investigativa finora rimasta coperta dal segreto: l’inserimento di dispositivi di localizzazione all’interno dei chip per l’intelligenza artificiale considerati a rischio di deviazione verso la Cina. L’obiettivo è chiaro: impedire che l’hardware soggetto a restrizioni raggiunga Pechino attraverso canali indiretti, magari sfruttando paesi terzi privi di divieti specifici.
La mossa si inserisce in un contesto già teso, segnato dalle licenze di esportazione imposte da Trump e dalla successiva reazione cinese, che ha spinto aziende come Alibaba e ByteDance a giustificare gli ordini dei chip H20 di Nvidia. Se da un lato Washington teme il potenziamento tecnologico di Pechino, dall’altro la Cina cerca di ridurre la dipendenza dai semiconduttori americani, alimentando un braccio di ferro che va ben oltre il mercato.
Al centro dello scontro c’è anche l’accordo tra la Casa Bianca e i giganti Nvidia e Amd, che ha riaperto – seppur con limitazioni – le esportazioni di chip AI verso la Cina in cambio del 15% dei ricavi generati. Un patto che solleva interrogativi legali e strategici, mentre Pechino accusa i produttori statunitensi di inserire backdoor nei processori destinati all’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
