Torino e Pisa in piazza per Gaza, a Bologna le polemiche sul 7 ottobre
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Redazione Interno
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A Torino i manifestanti hanno intonato «Bella Ciao» mentre sfilavano per le strade del centro, partendo da piazza Castello: decine e decine di persone si sono riunite per chiedere lo stop delle violenze a Gaza e la libertà per il popolo palestinese.
Nella stessa giornata, a Pisa, qualche centinaio di persone ha marciato in modo pacifico per chiedere la fine della guerra e rilanciare il boicottaggio di Israele, partendo da piazza XX Settembre e attraversando corso Italia fino a piazza Vittorio Emanuele, per poi tornare sui lungarni e raggiungere la prefettura.
La mobilitazione nazionale
Le due manifestazioni si inseriscono in una giornata di mobilitazione che ha coinvolto circa cinquanta città italiane, promossa da organizzazioni palestinesi come i Movimenti Studenti Palestinesi e i Giovani Palestinesi d’Italia, con l’adesione di centinaia di associazioni, sigle sindacali e collettivi studenteschi. Tra le richieste dei promotori, la fine immediata delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, il ritiro dell’esercito israeliano e lo sblocco degli aiuti umanitari per la popolazione.
A Napoli era presente anche l’attivista svedese Greta Thunberg, che ha partecipato al corteo nei pressi della stazione ferroviaria.
Il caso di Bologna e le accuse di apologia
Sul piano politico, resta aperto il caso delle iniziative promosse a Bologna dai Giovani Palestinesi in occasione dell’anniversario del 7 ottobre. Secondo quanto ricostruito, durante un incontro in ambito universitario il portavoce dell’organizzazione avrebbe sostenuto che bisognerebbe discutere cosa si intenda per «civili» in uno Stato definito «fascista» come Israele.
L’Unione Giovani Ebrei d’Italia ha condannato queste posizioni, affermando che definire il massacro del 7 ottobre un’operazione di resistenza e paragonarlo alla lotta partigiana italiana significa legittimare e glorificare la violenza terroristica.
Le iniziative universitarie contestate
L’evento bolognese, intitolato «Viva la resistenza palestinese in tutte le sue forme», non ha ottenuto l’autorizzazione dell’Università Alma Mater e ha suscitato reazioni trasversali nella politica locale e nazionale. Il sindaco Matteo Lepore lo ha definito «iniziativa vergognosa», sottolineando che chi la promuove «non ha nulla a che fare con chi si batte per la pace in Palestina».
Il corteo di Pisa e le sigle aderenti
A Pisa la manifestazione è stata promossa dal Coordinamento per il boicottaggio di Israele insieme ad altre sigle, tra cui Usb, Potere al Popolo, Pisa per la Palestina, Cristiani per la pace e Rete dei Comunisti, con la partecipazione di rappresentanti della comunità palestinese e dell’imam Muhammad Khalil. «È in capo a noi continuare la lotta antimperialista al fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza», hanno dichiarato gli organizzatori durante il corteo.
Durante il passaggio lungo corso Italia, le forze dell’ordine hanno presidiato alcune attività commerciali considerate possibili obiettivi di contestazione.
Le tensioni a Torino
A Torino, secondo gli organizzatori, hanno partecipato circa ventimila persone. Alcuni manifestanti hanno esposto cartelli con l’immagine di Benjamin Netanyahu a testa in giù accompagnata dalla scritta «Wanted», mentre al termine del corteo sono stati bruciati fantocci raffiguranti Donald Trump e il premier israeliano. La prefettura aveva disposto divieti su vetro e fumogeni.
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