Board of Peace, il fondo voluto da Trump per Gaza è senza soldi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Board of Peace annunciato da Donald Trump per sostenere la ricostruzione di Gaza non ha ancora ricevuto nemmeno un dollaro nel fondo creato presso la Banca Mondiale. A quattro mesi dalla nascita dell’organizzazione, presentata dal presidente americano come una struttura destinata ad avere una rilevanza internazionale senza precedenti, il progetto si trova fermo in un limbo politico e legale che sta rallentando ogni piano operativo. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il fondo istituito su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha finora ottenuto i versamenti promessi dai Paesi coinvolti, nonostante gli annunci iniziali parlassero di miliardi destinati alla Striscia.

Il progetto del Board of Peace era stato presentato come uno strumento centrale per finanziare la ricostruzione di Gaza dopo mesi di guerra e distruzione. Un gruppo composto da circa due dozzine di Paesi avrebbe promesso sette miliardi di dollari, mentre Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero aggiunto altri dieci miliardi. La realtà descritta dall’inchiesta del Financial Times appare però molto diversa. Il fondo risulta ancora completamente vuoto e l’organizzazione, guidata dallo stesso Trump nel ruolo di chairman, non sarebbe riuscita a superare gli ostacoli diplomatici e amministrativi che ne stanno bloccando l’attività.

Gli attacchi a Gaza e il clima durante l’Eid al-Adha

Nel frattempo la situazione nella Striscia continua a essere segnata dai raid israeliani. Gli ultimi attacchi dell’Idf sono arrivati alla vigilia dell’Eid al-Adha, una delle festività religiose più importanti del mondo musulmano, in un momento caratterizzato tradizionalmente da celebrazioni e raccoglimento spirituale. L’obiettivo indicato era Mohammed Odeh, comandante militare di Hamas, ucciso insieme alla moglie e ai due figli mentre si trovava in un appartamento nel centro di Gaza City. Le esplosioni sarebbero state tre e avrebbero colpito una zona piena di mercati e negozi, particolarmente frequentata nei giorni precedenti alla festa.

Il contesto militare e politico continua così a intrecciarsi con le difficoltà legate alla ricostruzione. L’assenza di fondi concreti per il Board of Peace rischia infatti di rallentare ulteriormente qualsiasi piano di intervento nella Striscia, mentre il conflitto prosegue e le tensioni internazionali restano elevate. Le promesse economiche annunciate nei mesi scorsi non si sono trasformate in risorse effettivamente disponibili e il progetto, nato con l’ambizione di diventare il principale strumento internazionale per Gaza, appare ancora lontano dall’essere operativo.

Il limbo politico del fondo per la ricostruzione

Secondo la ricostruzione riportata dal Financial Times, il problema non riguarda soltanto l’assenza di versamenti, ma anche la mancanza di un quadro politico e giuridico stabile capace di sbloccare il funzionamento dell’organizzazione. Il fondo creato presso la Banca Mondiale sarebbe rimasto intrappolato in procedure irrisolte e tensioni diplomatiche che impediscono di trasformare gli impegni dichiarati in finanziamenti reali. Il risultato è un progetto annunciato come strategico per il futuro di Gaza ma che, almeno per ora, non dispone delle risorse necessarie per avviare interventi concreti sul territorio.

La vicenda del Board of Peace arriva inoltre in un momento in cui il dibattito internazionale sulla gestione della crisi di Gaza continua a dividersi tra proposte politiche, iniziative diplomatiche e operazioni militari. Le difficoltà incontrate dal fondo promosso da Trump mostrano quanto sia complicato trasformare gli annunci in strumenti effettivi di ricostruzione. A quattro mesi dalla sua creazione, l’organizzazione che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento globale per Gaza resta così senza finanziamenti, mentre il conflitto continua a produrre nuove vittime e nuove distruzioni.

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