A2a archivia il 2025 con ricavi in crescita a 14 miliardi e investimenti per 1,7 miliardi, Mazzoncini si dice disponibile al rinnovo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Consiglio di amministrazione di A2A, riunito sotto la presidenza di Roberto Tasca, ha esaminato e approvato la Relazione Finanziaria Annuale al 31 dicembre 2025, un documento che restituisce l’immagine di un gruppo capace di tenere la barra dritta nonostante le turbolenze di uno scenario energetico che, per usare le parole dell’amministratore delegato Renato Mazzoncini, si conferma “complesso e volatile”. La fotografia scattata dal bilancio evidenzia ricavi adjusted per 14 miliardi di euro, in crescita del 9% rispetto all’esercizio precedente, un risultato trainato in larga parte dal consolidamento della società Duereti e da un incremento dei volumi venduti, in particolare nel segmento dell’energia elettrica. Sul versante degli investimenti, la multiutility lombarda ha messo a segno un incremento dell’11%, destinando al capitolo sviluppo 1,68 miliardi di euro; di questi, oltre un miliardo è stato orientato a progetti di potenziamento ed efficientamento delle reti di distribuzione – con un occhio di riguardo per quelle elettriche – e all’incremento della flessibilità degli impianti di generazione, senza dimenticare la crescita nei business legati all’economia circolare.

Margini in flessione per l’effetto idroelettrico ma la struttura finanziaria si rafforza

Se i ricavi mostrano un andamento positivo, il margine operativo lordo adjusted racconta una storia leggermente diversa, attestandosi a 2,243 miliardi di euro, in calo del 4% su base annua. Una flessione che gli analisti e il management imputano principalmente alla normalizzazione della produzione idroelettrica, tornata su valori vicini alle medie storiche dopo un 2024 da record; depurato da questo fattore, spiega una nota del gruppo, l’Ebitda risulterebbe in crescita del 4%. In flessione anche l’utile netto adjusted, sceso del 16% a 686 milioni, ma al netto della componente idroelettrica il calo si ridimensionerebbe a un punto percentuale. La posizione finanziaria netta, dal canto suo, migliora portandosi a 5,474 miliardi dai 5,835 di fine 2024, con un rapporto Pfn/Ebitda sceso a 2,4 volte, segnale di una solidità che il mercato ha premiato: il Titolo a Piazza Affari ha guadagnato lo 0,66%, chiudendo a 2,44 euro.

Dividendo in aumento del 4% e la questione del vertice aziendale

Nonostante il contesto non facile, il consiglio ha deliberato di proporre all’assemblea degli azionisti un dividendo di 0,104 euro per azione, in aumento del 4% rispetto ai 0,10 euro dell’anno precedente; un incremento che, tradotto in termini assoluti, vale un monte dividendi di circa 325 milioni, con ricadute positive per i Comuni azionisti di Milano e Brescia, ai quali andranno poco meno di 81,5 milioni. È in questo quadro che si inserisce la dichiarazione di Mazzoncini il quale, a poche settimane dalla scadenza del suo mandato, ha manifestato la propria “disponibilità a un nuovo mandato”, una posizione che arriva in un momento in cui il gruppo ha appena aggiornato il proprio piano strategico al 2035, portando il totale degli investimenti previsti a 23 miliardi di euro con un focus sui data center – a Brescia ne è stato inaugurato uno con sistema di raffreddamento a liquido che alimenta il teleriscaldamento – e sull’espansione delle attività in Europa.

I numeri delle business unit e le prospettive per il 2026

Entrando nel dettaglio delle divisioni, la business unit Smart Infrastructures ha fatto registrare un balzo del 37% del margine operativo lordo, salito a 518 milioni, mentre Generazione & Trading ha subito una flessione del 26%, pesantemente condizionata – anche in questo caso – dalla minor produzione idrica. Bene invece Circular Economy, in crescita di 13 milioni a 595 milioni, e Mercato, che ha tenuto grazie allo sviluppo commerciale nel libero elettrico sia nel mass market che nel segmento medium e large business. Quanto alle previsioni per l’esercizio in corso, il gruppo ha diffuso una guidance che vede un Ebitda adjusted compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi e un utile netto adjusted tra 0,63 e 0,66 miliardi, confermando sostanzialmente la politica dei dividendi in crescita del 4% annuo, mentre l’83% del debito lordo è ormai classificato come sostenibile, un dato in linea con la strategia di finanza verde che ha portato all’emissione del primo Blue Bond in Italia lo scorso ottobre per progetti legati alla risorsa idrica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.