La firma della Carta d’Amalfi e la strada industriale del turismo
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Redazione Interno
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Mentre il settore viaggia a ritmi sostenuti, confermandosi come una colonna portante dell’economia nazionale, la necessità di una governance solida e coordinata si fa sempre più urgente. A Milano, nel corso del terzo Forum Internazionale del Turismo, i ministri competenti hanno ufficialmente istituito il tavolo interistituzionale per la gestione dei flussi, siglando un protocollo che rappresenta l’approdo concreto di un percorso, avviato quasi un anno fa con la sottoscrizione della «Carta di Amalfi». L’accordo, volto a riequilibrare il rapporto tra mete turistiche e residenti, vede la firma congiunta dei titolari del Turismo e dell’Interno insieme ai primi cittadini di una lunga serie di comuni, vere e proprie perle del panorama italiano, da Capri a Cortina d’Ampezzo, da Polignano a Mare a Taormina.
L’appello di Orsini contro il “nanismo” imprenditoriale
Proprio in quel contesto, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha lanciato un monito chiaro, definendo il turismo «una vera industria» che, per esprimere al meglio le sue potenzialità definite «stellari», necessita di un piano di sistema. La visione industriale proposta da Orsini punta il dito contro una frammentazione eccessiva, indicando nella lotta al cosiddetto “nanismo” e nella capacità di aggregazione delle imprese uno dei primi punti irrinunciabili per una crescita sostenibile. «Serve un piano industriale del turismo», ha sottolineato, tracciando così una linea di marcia che superi l’occasionalità per abbracciare una strategia organica e di lungo periodo.
Il caso della Penisola Sorrentina e il valore dei borghi
Non sono mancate, tuttavia, le ombre in un quadro generalmente positivo. Alcune voci hanno espresso rammarico per l’assenza della Penisola Sorrentina tra i firmatari del protocollo, ricordando come proprio da quelle parti, oltre due anni fa, fosse partita una delle prime sollecitazioni per la creazione di un tavolo di regolazione dei flussi. Un’assenza che stride con l’impegno dimostrato da altre realtà, mentre intanto cresce l’attenzione per le destinazioni meno battute. Come ha evidenziato l’assessore al Turismo della Liguria, la regione si attesta come terza in Italia per presenze nell’entroterra, dimostrando che la competitività può fondarsi su altri fattori oltre ai grandi numeri. In questi territori, la qualità dell’esperienza, capace di valorizzare il patrimonio storico, il paesaggio e le eccellenze enogastronomiche, diventa la leva strategica per uno sviluppo diffuso, specie in un anno che celebra la cucina italiana come patrimonio Unesco.
Verso una nuova fase per la governance del settore
La firma della Carta di Amalfi e le riflessioni emerse dal Forum disegnano, nel loro insieme, un momento di transizione significativo. Si delinea la volontà di passare da una gestione spesso reattiva e disomogenea a un modello più strutturato e cooperativo, dove l’azione pubblica e le esigenze delle imprese possano trovare una sintesi efficace. Il percorso, che ora deve tradursi in misure operative concrete, prova a rispondere alle sfide poste da una domanda turistica sempre più intensa, cercando al contempo di preservare l’identità dei luoghi e di distribuire i benefici in maniera più equa sul territorio nazionale, senza trascurare le potenzialità delle aree interne.




