A Roma la beatificazione di Floribert Bwana Chui, martire della giustizia e della fede

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Basilica di San Paolo fuori le Mura, solitamente avvolta in un silenzio maestoso, domenica 15 giugno ha vissuto un’atmosfera insolita, vibrante di preghiera e commozione. Migliaia di persone, in gran parte congolesi giunti da ogni angolo d’Europa e non solo, hanno riempito le navate per assistere alla beatificazione di Floribert Bwana Chui, ucciso nel 2007 per aver rifiutato di piegarsi alla corruzione. Un martire laico, funzionario doganale a Goma, la cui scelta di “mantenere le mani pulite” – come ha ricordato Papa Leone XIV nell’udienza ai pellegrini – è diventata un simbolo di resistenza al male.

Floribert, membro della Comunità di Sant’Egidio, pagò con la vita il suo rifiuto di autorizzare il transito di merci avariate, che avrebbero messo a rischio la salute pubblica. “Da dove traeva la forza per opporsi a un sistema corrotto e violento?”, si è chiesto il Pontefice. La risposta, secondo le sue parole, va cercata in una fede radicata, nutrita dalla preghiera e dall’ascolto del Vangelo. Una coerenza che lo portò a preferire la morte al compromesso, in un contesto dove la corruzione era – e in molti casi resta – “mentalità corrente”.

Il cardinale Marcello Semeraro, durante l’omelia, lo ha definito un “maestro di speranza” non solo per i giovani africani, ma per chiunque sia tentato di cedere alle lusinghe del denaro e del potere. “Resistere alla paura, scegliere il bene anche quando costa”, ha aggiunto, “è la lezione che Floribert lascia a tutti”. Un messaggio che risuona con particolare forza in un’epoca in cui l’etica pubblica è spesso sacrificata all’interesse privato.

La cerimonia, trasmessa anche in Congo, ha unito idealmente Roma e Kinshasa, mostrando come la santità non conosca confini. Tra i presenti, molti portavano magliette con il volto del nuovo beato, mentre altri sventolavano bandiere congolesi, trasformando la liturgia in un momento di identità e orgoglio collettivo. Quella di Floribert non è solo una storia di martirio, ma un monito: dimostrare che cambiare le cose è possibile, anche quando il prezzo da pagare è altissimo

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