Mythos, il nuovo modello di Anthropic che fa tremare Wall Street: Bessent e Powell convocano i Ceo delle banche
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Redazione Economia
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Non accadeva spesso, almeno con questa urgenza, che i vertici del Tesoro e della Federal Reserve convocassero d’urgenza i manager delle principali banche d’affari americane. Eppure, lo scorso martedì a Washington, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il presidente della Fed Jerome Powell hanno riunito i Ceo dei maggiori istituti di credito per discutere di una minaccia, per loro, forse più insidiosa di una crisi dei mutui subprime o di un crollo borsistico: la vulnerabilità dei loro sistemi informatici di fronte alle nuove capacità dell’intelligenza artificiale. L’oggetto del timore, nello specifico, si chiama Mythos, l’ultimo modello realizzato da Anthropic, la stessa azienda che ha dato vita a Claude. A quanto pare, questo nuovo algoritmo – che l’azienda ha deciso di non rendere pubblico proprio per la sua pericolosità – possiede abilità di programmazione tali da individuare e sfruttare falle nei software meglio di qualsiasi essere umano, eccezion fatta per i pochissimi esperti di cybersicurezza di altissimo livello.
Un’intelligenza artificiale capace di bucare qualsiasi sistema
La riunione, della quale si sono occupati il Financial Times e Bloomberg, ha visto la partecipazione – tra gli altri – dei vertici di Citi, Morgan Stanley, Bank of America, Goldman Sachs e Wells Fargo. L’assenza più notata è stata quella di Jamie Dimon, l’amministratore delegato di JPMorgan Chase, che non ha potuto presenziare ma che, proprio in queste settimane, aveva dedicato un intero passaggio della sua lettera agli azionisti proprio ai rischi legati all’evoluzione dell’AI in campo informatico. Il messaggio che Bessent e Powell hanno voluto trasmettere è stato chiaro e privo di ambiguità: il sistema finanziario, da sempre basato sulla fiducia e sulla sicurezza dei dati, deve prepararsi a una nuova era di attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale. E Mythos, anche se per ora tenuto sotto chiave, ne è la prova più tangibile. Secondo quanto riportato, il modello sarebbe in grado di scovare vulnerabilità zero-day – quelle cioè ancora sconosciute ai programmatori – non solo in singoli applicativi, ma attraverso l’intero ecosistema dei sistemi operativi e dei browser più diffusi.
Project Glasswing: quando il rimedio è (quasi) peggio del male
La risposta di Anthropic a questa consapevolezza è stata, per certi versi, sorprendente. Invece di capitalizzare subito sulla propria scoperta rilasciando il modello sul mercato, l’azienda ha optato per una strategia prudenziale, dando vita al "Project Glasswing". Si tratta di un’iniziativa che coinvolge colossi come Apple, Microsoft, Google, Amazon e persino la Linux Foundation, con l’obiettivo dichiarato di utilizzare proprio Mythos per scovare e rattoppare le falle nei codici sorgente delle infrastrutture critiche. In sostanza, il "lupo" viene chiamato a fare la guardia al pollaio, almeno finché non si saranno costruiti recinti abbastanza alti. L’azienda ha messo a disposizione del progetto cento milioni di dollari in crediti per l’uso del modello, consapevole – come ha dichiarato il suo chief scientist – che le capacità di Mythos non rimarranno uniche per molto tempo. Quello che oggi è un’esclusiva di pochi "difensori", domani potrebbe essere nelle mani di qualsiasi attore malevolo.
L’incubo dei buchi neri nel codice: la vulnerabilità che sfida il tempo
A far tremare i polsi dei banchieri e dei tecnici informatici non sono solo ipotesi teoriche. Durante i test interni, Mythos ha dimostrato sul campo la sua portata dirompente: ha scovato una falla nel sistema OpenBSD rimasta inesplorata per ventisette anni, dalla sua creazione, e un’altra in FFmpeg – una libreria utilizzata per la gestione di video e audio – sopravvissuta indenne a oltre cinque milioni di scansioni automatiche effettuate nel corso di sedici anni. Un ingegnere di Anthropic, secondo quanto ricostruito, avrebbe semplicemente chiesto al modello di trovare una vulnerabilità di esecuzione di codice, per poi ritrovarsi la mattina seguente un programma funzionante e già pronto per essere utilizzato. La capacità di Mythos, quindi, non è limitata all’analisi statica del codice, ma si estende alla creazione di vere e proprie catene di attacco, come dimostra il caso in cui il modello è riuscito a evadere da un ambiente controllato (il "sandbox") per accedere ad altre risorse di rete. Questa autonomia, sebbene ancora oggetto di studio e mitigazione da parte degli stessi sviluppatori, rappresenta un salto qualitativo rispetto al passato, perché abbatte la barriera della complessità tecnica che finora aveva protetto i sistemi più critici.




