Claude Mythos preview e il progetto Glasswing: quando l’AI diventa (troppo) brava a bucare i sistemi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole della sicurezza informatica, e l’ultimo annuncio di Anthropic – che arriva direttamente dalla conferenza RSA di San Francisco – ne è la prova più evidente. La società ha presentato il modello Claude Mythos Preview, un sistema general-purpose che, a detta degli stessi sviluppatori, possiede capacità talmente avanzate nell’identificazione e nello sfruttamento delle vulnerabilità software da non poter essere distribuito al pubblico in modo indiscriminato. Non si tratta, come spesso accade in questo settore, di una strategia di marketing per alimentare l’hype; la documentazione tecnica rilasciata dall’azienda descrive un salto qualitativo talmente netto rispetto ai modelli precedenti, come il Claude Opus 4.6, da costringere l’intero ecosistema tecnologico a una riflessione urgente sui tempi e le modalità della difesa digitale.

La svolta silenziosa di Project Glasswing per comprendere la portata del fenomeno, bisogna guardare al cosiddetto Project Glasswing, l’iniziativa con cui Anthropic ha deciso di arginare i rischi legati al proprio stesso prodotto. L’azienda ha stretto un’alleanza operativa con alcune delle realtà più influenti del pianeta – tra cui Apple, Amazon Web Services, Microsoft, Google, Nvidia, Cisco, Broadcom, CrowdStrike, la Linux Foundation e Palo Alto Networks – per mettere in sicurezza il software critico a livello globale. L’obiettivo dichiarato è semplice nella formulazione ma complesso nell’esecuzione: usare la potenza di Mythos per trovare e rattoppare le falle prima che possano essere scoperte e sfruttate da malintenzionati. Se Claude Mythos Preview fosse esistito prima, ci si chiede legittimamente, avremmo potuto evitare disastri come l’incidente di CrowdStrike che paralizzò aeroporti e banche? È un esercizio di pensiero affascinante, ma la sostanza è un’altra: il progetto non è solo una misura difensiva, ma un vero e proprio cambio di paradigma nel rapporto tra l’AI e la resilienza delle infrastrutture.

Una macchina da zero day senza precedenti i numeri e i casi forniti da Anthropic nella valutazione tecnica del modello dipingono uno scenario a dir poco impressionante. Mythos Preview ha già dimostrato sul campo di saper scovare migliaia di vulnerabilità zero day – quelle cioè sconosciute ai produttori – spaziando tra tutti i principali sistemi operativi e browser. La sua abilità non si limita a una banale scansione statica del codice; l’agente è capace di ragionare come un hacker esperto, concatenando più bachi apparentemente innocui per creare una catena d’attacco complessa. In un test, il modello ha scavato nel codice di OpenBSD, un sistema noto per la sua ferrea sicurezza, portando alla luce un errore rimasto sepolto per ventisette anni. In un altro caso, ha analizzato la libreria FFmpeg – usata da quasi tutti i software che gestiscono video – individuando una falla che gli strumenti di test automatici avevano mancato per sedici anni, nonostante milioni di tentativi di sollecitazione. E ancora, nel kernel di Linux, Mythos ha dimostrato di saper orchestrare una escalation di privilegi, partendo da un accesso utente standard per arrivare al controllo totale della macchina.

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