Claude Mythos, l’Ai di Anthropic che fa tremare la cybersicurezza globale
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Redazione Economia
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L’accesso negato a Cina e Unione Europea – una decisione, quest’ultima, che ha subito sollevato più di un sopracciglio tra gli addetti ai lavori – non ha fatto altro che alimentare i dubbi crescenti intorno a Claude Mythos, l’ultimo modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic. Considerato un potenziale spartiacque tecnologico, questo strumento è stato pensato per scovare vulnerabilità informatiche con una precisione e una velocità che nessun sistema precedente aveva mai raggiunto. Eppure, proprio quella che potrebbe essere la sua più grande virtù – l’abilità di individuare falle nei codici e nei protocolli di sicurezza – ne costituisce anche l’aspetto più inquietante. Perché se Mythos finisse in mani ostili, quelle stesse capacità si trasformerebbero in un moltiplicatore di attacchi su larga scala, capaci di mettere in ginocchio infrastrutture critiche.
Un’arma a doppio taglio custodita con cura
«Handle with care»: l’espressione, che campeggiava sui dossier interni di Anthropic, riassume alla perfezione lo stato d’animo dell’azienda. Dario Amodei, tra i fondatori della società, ha scelto la via della prudenza estrema, limitando l’accesso al modello a pochissimi ricercatori selezionati. La decisione di escludere interi blocchi geografici come la Cina e l’Unione Europea non è stata, quindi, una semplice scelta commerciale, bensì una misura di contenimento dei rischi. Il timore, più volte ribadito dai tecnici che lo hanno testato, è che Mythos possa diventare – e qui sta il paradosso – una difesa così efficace da rappresentare essa stessa una minaccia. Un po’ come se la cura per un virus ne rivelasse, inavvertitamente, la formula più letale.
La Bce alza il muro: banche nel mirino
L’allarme più significativo, negli ultimi giorni, è arrivato dalla Banca Centrale Europea. Secondo Francoforte, Mythos non è soltanto un’intelligenza artificiale più potente di quelle viste finora: è un salto di paradigma. Le banche europee, già bersaglio di attacchi informatici sempre più frequenti e sofisticati, si troverebbero esposte a un rischio nuovo. Non più soltanto l’errore umano o il malware conosciuto, ma un’entità capace di combinare vulnerabilità apparentemente innocue – una qui, un’altra là – e trasformarle in una breccia letale in tempi ridottissimi. «Una solida situazione finanziaria non basta più», hanno fatto sapere i vertici dell’istituto, lasciando intendere che la stabilità del sistema bancario globale potrebbe dipendere, nei prossimi anni, da una corsa agli armamenti nell’intelligenza artificiale. E Anthropic, con il suo Mythos, è partita in vantaggio.
La velocità che spaventa: oltre la portata umana
Ciò che rende Mythos così temibile, spiegano gli esperti interpellati in queste settimane, è la sua capacità di operare a una velocità sovrumana. Un analista di sicurezza impiegherebbe giorni, talvolta settimane, per scovare una catena di vulnerabilità complessa. Mythos, dicono i pochi che lo hanno visto all’opera, impiega minuti. E lo fa senza stancarsi, senza distrazioni, e senza lasciare tracce evidenti del suo passaggio. Se usato in chiave difensiva, questo margine permetterebbe di chiudere le falle prima ancora che qualcuno le sfrutti. Ma se cadesse nelle mani di un attaccante – un gruppo criminale, uno Stato ostile o un singolo hacker particolarmente abile – l’effetto sarebbe devastante. Non a caso Anthropic ha blindato l’accesso, tenendolo lontano da chiunque non sia stato preventivamente vagliato. La domanda, a questo punto, è un’altra: quanto potrà durare, questa custodia?




