Foreman: "Niente panico, ma serve più pressione su Mosca"
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Redazione Esteri
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John Foreman, già addetto militare britannico a Kiev e Mosca e oggi analista per Chatham House, smorza i toni allarmistici provenienti dal Cremlino, sebbene ne riconosca la pericolosità. «La Russia afferma che “la Nato è in guerra con Mosca”», commenta, «ma è un refrain che ripetono costantemente, una minaccia consueta». La vera novità, per l’esperto, risiede piuttosto nell’imminente visita di Donald Trump nel Regno Unito, un evento che – dopo i recenti accadimenti sul fianco orientale dell’Alleanza – potrebbe rivelarsi positivo per la coesione atlantica.
L’allarme, d’altronde, rimane palpabile. L’esercitazione “Zapad”, il cui nome evoca sinistri ricordi per essere stata un preludio all’annessione della Crimea, è tornata a impegnare decine di migliaia di soldati russi in Bielorussia. Un’attività che, unitamente all’ultimo sconfinamento di un drone in Polonia la scorsa settimana, dimostra una strategia volta a testare continuamente le difese occidentali, cercando di individuarne le inevitabili falle.
Sulle carenze del sistema difensivo, in special modo quello italiano, si esprime il generale Luca Goretti, fino a maggio scorso Capo di stato maggiore dell’Aeronautica. Pur riconoscendo la forza complessiva della Nato, un dato di cui Mosca sarebbe perfettamente consapevole, Goretti sottolinea come la protezione dei cieli nazionali presenti vulnerabilità non trascurabili, frutto di una necessaria ridefinizione strategica che ha nello spazio, il nuovo dominio della guerra ibrida, la sua principale frontiera.




