La Fiorentina sprofonda nel silenzio, Vanoli aggrappato alla panchina mentre l’incubo retrocessione si fa nitido
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Redazione Sport
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Il quadro, che per molti appare già come un disastro annunciato, si è definito con una crudezza inattesa persino per i più pessimisti quando, al novantatreesimo minuto di una partita definita “una finale” dall’allenatore Alessandro Vanoli, la rete dell’Hellas Verona ha spezzato le residue illusioni al Franchi. Quella sconfitta, la nona in soli quindici incontri, ha inchiodato i viola a un misero bottino di sei pareggi, senza alcuna vittoria, lasciando il club a un passo e mezzo dalla Serie B in un campionato che, al 15 dicembre, sembra già scritto nei suoi esiti più foschi. La reazione del club, di fronte a una curva che ha urlato il proprio sdegno con cori di “fate ridere”, è stata immediata e drastica: silenzio stampa totale e ritiro a oltranza per la squadra, misure estreme che testimoniano uno stato d’emergenza ormai conclamato, sebbene – almeno formalmente – la posizione di Vanoli, subentrato a Stefano Pioli a inizio novembre e autore di due pareggi e tre sconfitte, non sia al momento in discussione.
Un campionato raccapricciante e una crisi senza precedenti
La situazione, del resto, ha superato ogni possibile soglia di allarme ragionevole, configurandosi non più come una semplice crisi di risultati ma come un vero e proprio naufragio collettivo. L’ultima batosta, maturata contro una squadra reduce da un’altra vittoria esterna di prestigio, ha sancito un divario di otto punti dalla zona salvezza, un abisso psicologico prima ancora che numerico in questa fase della stagione. La partita, nella quale il Verona ha saputo approfittare di un infortunio occorso a un giocatore di casa per operare una sostituzione vincente, è stata l’emblema di una stagione raccapricciante: da una parte, l’epopea di una formazione capace di vincere due trasferte consecutive contro avversarie blasonate; dall’altra, la tragedia di un club che sembra aver smarrito identità e orgoglio, incapace persino di difendere il proprio campo.
La protesta della curva e il ritiro come unica risposta
L’amarezza dei tifosi, alcuni dei quali hanno esposto prima del fischio d’inizio uno striscione ironico frutto del gemellaggio con gli ospiti veronesi – “Chi arriva ultimo paga da bere” –, è esplosa al termine dell’incontro in un coro unanime di disapprovazione verso una squadra percepita come orfana di carattere e di idee. In questo clima di tensione massima, la dirigenza ha scelto la via dell’isolamento, rinviando ogni comunicazione ufficiale e blindando il gruppo in ritiro, nella speranza che il silenzio e la clausura possanno fungere da scintilla per un risveglio. Una mossa che, se da un lato evita dichiarazioni impulsive, dall’altro non fa che alimentare il senso di un baratro in cui, come confermato dalle parole di chi segue la squadra, nulla può più essere dato per scontato.
La classifica non mente e lo spettro della B è sempre più concreto
I numeri, inesorabili, tracciano il percorso di questo sprofondare senza fine: quindici partite, zero vittorie, una difesa tra le più perforate del campionato e un attacco sterile. Mentre l’Hellas Verona, con questi sei punti, si aggrappa alla salvezza scavalcando altre squadre, per la Fiorentina si materializza lo spettro di una retrocessione che appare sempre meno un’ipotesi remota e sempre più un pericolo concreto. La partita contro il Verona, che doveva essere una svolta, ha invece chiuso un sipario fatto di errori e occasioni sprecate, lasciando sul campo il vuoto di una squadra che deve ritrovare se stessa in fretta, prima che il distacco in classifica diventi incolmabile e il destino della stagione sia definitivamente segnato.




