Brindisi, scacco alla sacra corona unita: dal carcere gli ordini per droga ed estorsioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una rete criminale, che secondo gli investigatori operava come emanazione della Sacra Corona Unita, è stata smantellata dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi, i quali hanno eseguito tredici misure cautelari in carcere e un sequestro da seicentomila euro. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ha fatto luce su un sodalizio che, tra il 2020 e il 2022, avrebbe gestito un intenso traffico di stupefacenti e un sistematico giro di estorsioni, il cui scopo principale era quello di garantire sostentamento economico ai vertici dell'organizzazione reclusi in carcere e alle loro famiglie. Gli arresti, estesi anche alle province di Lecce e Chieti, colpiscono in particolare le frange del clan radicate a Mesagne e a Torre Santa Susanna, dimostrando come la capacità operativa del gruppo sopravvivesse, e anzi fosse diretta, oltre le sbarre.

Il sistema del "punto" e il comando dietro le sbarre

Gli accertamenti investigativi, che hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati un totale di trentaquattro persone, hanno ricostruito un meccanismo estorsivo noto come "punto" o "pensiero". Tale sistema, imposto con metodi mafiosi agli spacciatori attivi sul territorio, fungeva da tassa obbligatoria sul mercato della droga, i cui proventi venivano poi dirottati verso le casse dell'organizzazione. Un flusso di denaro che, secondo la magistratura, era gestito e voluto direttamente dal capoclan detenuto, il quale, nonostante la condizione di reclusione, impartiva ordini e dirigeva le attività illecite, mantenendo saldo il controllo sulla struttura operativa esterna. La continuità del comando, assicurata attraverso canali di comunicazione privilegiati, rappresenta un tratto distintivo dell'operato del sodalizio.

L'arsenale e la base operativa sequestrata

Oltre ai reati di associazione di tipo mafioso e di traffico di sostanze stupefacenti, il ventaglio di accuse include anche il concorso esterno in associazione mafiosa, l'usura, le lesioni personali e il possesso illegale di armi da fuoco, elementi che dipingono il profilo di un gruppo violento e radicato. Gli investigatori, nel corso delle indagini, hanno individuato e sequestrato quello che era considerato il centro nevralgico dell'intera organizzazione: un'attività commerciale, con annesso immobile, utilizzata in maniera stabile come luogo di incontri e riunioni tra gli affiliati. Il sequestro preventivo di questo bene, il cui valore è stimato in seicentomila euro, costituisce un colpo significativo al patrimonio, ritenuto di natura illecita, e all'infrastruttura logistica del clan.

La struttura accusatoria e il quadro giudiziario

Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Lecce su richiesta dei magistrati antimafia, attribuiscono agli arrestati un'ampia serie di illeciti, dalla truffa ai danni dello Stato all'associazione finalizzata al traffico di droga. L'azione repressiva, condotta con il supporto di reparti speciali dell'Arma, non si limita a colpire i presunti esecutori materiali degli estorsioni e dello spaccio, ma mira a scardinare l'intera architettura associativa, includendo nel mirino anche figure accusate di favorire, dall'esterno, le attività del gruppo mafioso. L'operazione, nel suo complesso, delinea un quadro di illegalità pervasiva, dove il business degli stupefacenti si intreccia con la coercizione tipica delle organizzazioni criminali più strutturate.

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