Report e la pista nera, scontro a distanza tra Ranucci e Gasparri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un aspro botta e risposta, che ha rapidamente oltrepassato i confini di una semplice polemica televisiva, ha opposto il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e il politico Maurizio Gasparri, in merito alla recente puntata del programma d’inchiesta. Lo scontro, dalle tinte particolarmente dure, è esploso prima della messa in onda della trasmissione, con Gasparri che ha lanciato un attacco preventivo al lavoro della redazione, il quale ha costretto Ranucci a una pubblica difesa del proprio operato. Al centro della contesa, come accade ormai da tempo quando si parla delle stragi di mafia del 1992, vi è la cosiddetta “pista nera”, quell’ipotesi investigativa che vorrebbe individuare, dietro agli attentati di Capaci e via D’Amelio, un movente e dei mandanti di matrice eversiva di destra, distanti dalla cupola mafiosa di Cosa Nostra.

Una ipotesi giudiziaria già archiviata

La procura di Caltanissetta, che custodisce il fascicolo sulle stragi, ha più volte sconfessato la solidità di questa pista, arrivando a definire l’ipotesi, attraverso le parole del procuratore capo, come un elemento che “vale zero” dal punto di vista probatorio. Nonostante i ripetuti richiami della magistratura inquirente, che ha chiarito come non vi siano evidenze per supportare quella tesi, la trasmissione ha deciso di riproporla, suscitando le ire di una parte del mondo politico e riaccendendo un dibattito mai sopito. Questa scelta editoriale, secondo i critici, rappresenterebbe il perpetuarsi di una narrazione che, sebbene priva di fondamento giudiziario consolidato, continua a essere strumentalizzata in certe narrazioni pubbliche.

Il riavvio delle indagini sui mandanti esterni

Parallelamente alla polemica televisiva, il procedimento giudiziario mostra segni di attività, seppure su binari differenti. Il gip del tribunale di Caltanissetta ha infatti disposto nuove indagini nel fascicolo relativo ai “mandanti esterni” delle stragi, un filone d’inchiesta aperto anni fa e poi rimasto in attesa. L’ordinanza del giudice prevede l’acquisizione e l’esame di alcuni colloqui investigativi risalenti al 2007, intercorsi tra un collaboratore di giustizia, all’epoca prossimo alla morte, e un pm della procura nazionale antimafia. Questo sviluppo, tecnicamente significativo, sembra tuttavia muoversi su un piano distante dalle ricostruzioni più radicali della pista nera, puntando piuttosto a chiarire eventuali connessioni e reti di supporto che avrebbero potuto facilitare l’azione stragista.

Il caso del consulente e l’attacco del centrodestra

La tensione attorno a Report è ulteriormente salita quando, nel fuoco della polemica sulla puntata, i partiti di governo hanno sollevato questioni relative a una figura tecnica legata al programma. È stato infatti tirato in ballo il ruolo di un consulente, commercialista di professione, che ha lavorato per numerosi pubblici ministeri e per la trasmissione stessa, detenendo un vastissimo archivio di documenti su personalità della politica e dell’economia. Questo elemento, del tutto estraneo al merito delle indagini sulle stragi, è stato utilizzato dagli avversari politici per contestare l’imparzialità e le fonti del programma, trasformando lo scontro giornalistico in una battaglia dai forti connotati politici, dove l’oggetto della discussione rischia di essere oscurato dalle reciproche accuse.

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