Israele accusa Hamas, la messinscena sui corpi degli ostaggi rischia il cessate il fuoco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un video, la cui autenticità è stata confermata dalle forze di difesa israeliane ma contestata da Hamas, mostra ciò che i militari descrivono come una macabra recita. Le immagini, riprese da un drone in volo sopra la Striscia di Gaza, ritraggono tre uomini, identificati come miliziani, mentre trasportano una sacca di colore bianco. Il gruppo, dopo aver raggiunto un sito già dissestato dai bombardamenti, deposita con cura il contenuto sul fondo di una buca, per poi coprirlo meticolosamente con macerie e detriti, in un'operazione che sembra mimare una sepoltura frettolosa. Solo al termine di questa azione, come evidenziato dalla ricostruzione fornita da fonti di intelligence, gli stessi uomini avrebbero contattato gli operatori del Comitato internazionale della Croce rossa, annunciando la scoperta di un corpo e facilitandone il recupero, in una sequenza che a Gerusalemme è apparsa come una plateale mistificazione.

La strategia dei resti

La contesa sui corpi senza vita, che si tratti di ostaggi o di combattenti, rappresenta da sempre una delle dimensioni più crude e simboliche del conflitto, dove tutto diviene merce di scambio in una trattativa senza fine. La vicenda, del resto, affonda le sue radici in una storia ben più lunga di quella recente, che vede da decenni lo Stato ebraico impegnato in una ricerca quasi ossessiva delle spoglie dei propri caduti, come nel caso di Eli Cohen, la cui memoria è ancora un’eredità vivente. La spia, che riuscì a penetrare i circoli più alti del potere siriano prima di essere catturata e giustiziata pubblicamente, non ha mai avuto una tomba sulla quale piangere, un fatto che continua a nutrire un risentimento profondo e una determinazione incrollabile nel riportare a casa, in un modo o nell'altro, i propri cittadini.

La sospensione della consegna

Proprio in questo clima di tensione massima, le Brigate Qassam hanno dichiarato, attraverso un comunicato diffuso martedì sera, di aver rinviato la consegna del corpo di un prigioniero israeliano. La motivazione addotta fa diretto riferimento a quelle che vengono definite violazioni dell'accordo di tregua da parte dell'esercito israeliano. Nella loro versione dei fatti, i miliziani avrebbero rinvenuto il corpo durante le perlustrazioni all'interno di una galleria nel sud di Gaza, una dinamica che contrasta platealmente con la narrazione visiva diffusa dall'Idf, la quale suggerisce invece una piena consapevolezza della ubicazione dei resti e una loro manipolazione strumentale.

La guerra delle immagini

Il filmato, della durata di diversi minuti, costituisce ormai il centro di una battaglia di percezione che rischia di far deragliare i fragili negoziati. Le autorità israeliane, mostrandolo alla stampa, hanno sottolineato con forza come quelle immagini provino inconfutabilmente che Hamas, lungi dal cercare corpi sotto le macerie, ne conosca invece l'esatta collocazione e sia disposto a orchestrarne il ritrovamento per i media, al fine di ottenere vantaggi nelle trattative. Una tattica, questa, che se confermata, getterebbe un'ombra sinistra su ogni futura trattativa, minando alla base quella già esigua fiducia necessaria per qualsiasi dialogo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.