Scarcerato Almasri, il libico arrestato a Torino per crimini di guerra
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Redazione Interno
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Najeem Osema Almasri Habish, noto come Almasri, capo della polizia giudiziaria libica, è stato scarcerato ieri sera e immediatamente espulso dall'Italia. Arrestato domenica a Torino su mandato della Corte penale internazionale (Cpi), Almasri era accusato di crimini di guerra e contro l'umanità, perpetrati principalmente nel famigerato carcere di Mitiga, noto per le torture praticate al suo interno. La scarcerazione è avvenuta a causa di un cavillo procedurale, come riportato nell'ordinanza della Corte d'Appello di Roma, che ha evidenziato un "arresto irrituale" non seguito da un'ulteriore richiesta di arresto da parte del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Almasri, classe 1979, era giunto in Italia con l'intenzione di assistere al match Juve-Milan, sicuro di poter soggiornare tranquillamente. Tuttavia, è stato fermato sabato in un hotel di Torino dalla Digos, sulla base di un mandato internazionale. La sua espulsione e il rimpatrio a Tripoli sono avvenuti rapidamente, nonostante le gravi accuse di omicidio, violenze sessuali plurime e stupro di guerra nelle carceri libiche.
L'arresto di Almasri ha suscitato scalpore, ma la sua scarcerazione ha sollevato ulteriori interrogativi sulle procedure adottate. La Corte penale internazionale dell'Aia aveva emesso il mandato di cattura per crimini contro l'umanità, ma l'errore nelle procedure ha permesso al generale libico di tornare nel suo paese d'origine. La vicenda ha messo in luce le difficoltà nel coordinamento tra le autorità italiane e internazionali, evidenziando la necessità di una maggiore attenzione alle procedure legali per evitare simili episodi in futuro.
Almasri, noto per la sua brutalità, è stato accusato di sevizie sui migranti detenuti nel carcere di Mitiga, spesso oggetto di denunce per le torture praticate. La sua scarcerazione e il successivo rimpatrio hanno sollevato preoccupazioni tra le organizzazioni per i diritti umani, che temono possibili ritorsioni contro le vittime e i testimoni delle sue atrocità.




