Solidarietà a Francesca Albanese sanzionata dagli Usa, la lettera aperta a Mattarella, Meloni e Tajani
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Redazione Esteri
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Le sanzioni imposte dall’amministrazione statunitense a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, hanno scatenato una reazione a catena che va ben oltre le intenzioni punitive di Washington. Il rapporto da lei presentato lo scorso primo luglio, From economy of occupation to economy of genocide, ha squarciato il velo su un sistema in cui la tragedia umanitaria di Gaza si trasforma in profitto per un intricato network di interessi corporativi e finanziari. Un documento che, nonostante la sua durezza, era passato quasi inosservato fino a quando le sanzioni non l’hanno catapultato sotto i riflettori globali.
La mossa degli Stati Uniti – che con Trump alla Casa Bianca hanno ridimensionato il ruolo delle Nazioni Unite, considerate ormai un’istituzione marginale – ha sortito l’effetto opposto a quello desiderato. Albanese, già nota negli ambienti accademici e diplomatici, è diventata un simbolo inatteso, mentre il suo lavoro riceve un’attenzione senza precedenti. «Non è il momento di stare in silenzio, la storia ci giudicherà», ha scritto Tlon, la realtà fondata da Andrea Colamedici e Maura Gancitano, promuovendo una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La missiva, sottoscritta da numerosi esponenti del mondo culturale italiano, da Favino a Mastandrea, denuncia il silenzio come forma di complicità. «Il silenzio è complice», recita l’appello, che invoca una presa di posizione netta da parte delle istituzioni italiane. Albanese, da parte sua, aveva già affrontato il tema della solidarietà nel suo ultimo libro, Quando il mondo dorme (Rizzoli), definendola una «declinazione politica dell’amore», citando la rabbina americana Alissa Wise.




