Gli Stati Uniti revocano le limitazioni ai voli sui Caraibi, mentre a Caracas si insedia Delcy Rodriguez
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Redazione Esteri
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Lo spazio aereo della regione caraibica, dopo essere stato interdetto al traffico commerciale nel corso dell'operazione militare statunitense in Venezuela, è stato riaperto alle rotte di linea. A comunicarlo, attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, è stato il Segretario ai Trasporti Sean Duffy, il quale ha specificato che il blocco, scaduto nella notte alle ore 00:00, non è stato rinnovato, consentendo così la ripresa dei voli secondo gli ordinari orari. La misura restrittiva era stata adottata nelle ore concitate dell'azione delle forze speciali, un'azione che ha portato all'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores. L'intervento militare, voluto dall'amministrazione Trump, si è sviluppato attraverso un intenso bombardamento, protrattosi per circa tre ore, prima del concretizzarsi della cattura dei due obiettivi principali.
Un quadro giuridico internazionale sotto esame
L'incursione armata, definita da più parti come una palese violazione dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, ha immediatamente sollevato interrogativi di natura giuridica, poiché configurerebbe un'ingerenza diretta negli affari interni di uno Stato sovrano. A questo si aggiungono le dichiarazioni d'intento provenienti da Washington, le quali lasciano intendere una volontà di gestione diretta del paese latinoamericano e di controllo sulle sue ingenti riserve petrolifere, fattore, quest'ultimo, che alimenta ulteriormente le perplessità sulla legittimità dell'intera operazione. Gli osservatori più critici sottolineano come tali dinamiche, al di là degli esiti immediati sul campo, pongano rischi considerevoli per la tutela dei diritti fondamentali della popolazione venezuelana, la quale si trova ora in un limbo istituzionale dai contorni indefiniti.
La risposta istituzionale venezuelana e l'ombra del Chavismo
In risposta alla decapitazione della leadership politica, la Corte Suprema di Caracas ha nominato come presidente facente funzioni Delcy Rodriguez, fino a ieri vicepresidente esecutivo e considerata una fedelissima, nonché un pilastro dell'apparato di governo di Maduro. La sentenza dei magistrati le conferisce tutti i poteri e gli attributi della massima carica, con il mandato esplicito di assicurare la continuità amministrativa dello Stato e la difesa nazionale. La Corte, tuttavia, si è astenuta dal dichiarare Maduro permanentemente assente dalla sua funzione, una condizione che, se accertata, avrebbe obbligato a indire nuove elezioni presidenziali nel giro di un mese. Questa scelta lascia aperta una porta sul futuro politico del leader catturato e sembra voler preservare, almeno formalmente, un'istituzione ancora legata al suo nome.
La resilienza del progetto chavista oltre la figura del leader
La presa di potere di Rodriguez, per quanto sancita dall'autorità giudiziaria, non esaurisce però il quadro del potere reale all'interno del chavismo. Figure storiche del movimento, come Diosdado Cabello, rimangono saldamente al loro posto, pronti a garantire una forma di continuità che trascende la sorte del singolo individuo. Cabello, che partecipò ai primissimi moti insurrezionali guidati da Hugo Chávez e ne condivise anche la prigionia, rappresenta l'emblema di una resilienza ideologica e organizzativa che difficilmente verrebbe meno con la rimozione forzata di Maduro. La sua presenza nelle strade della capitale subito dopo l'attacco, mentre gli apparati militari e di sicurezza erano ancora sotto shock, dimostra come la struttura del movimento sia capace di reagire e riorganizzarsi, lasciando intendere che la battaglia per il controllo del Venezuela sia destinata a proseguire su fronti molteplici, non soltanto militari ma anche politici e sociali.




