Gli Stati Uniti revocano le sanzioni a Delcy Rodriguez, la presidente ad interim del Venezuela

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attraverso l’Office of Foreign Assets Control (Ofac), ha ufficialmente rimosso il nome di Delcy Rodriguez dalla lista dei “Cittadini Appositamente Designati”. La decisione, pubblicata sul sito web dell’agenzia, arriva a meno di tre mesi dal blitz militare statunitense a Caracas, durante il quale le forze speciali hanno catturato l’allora presidente Nicolas Maduro, portandolo a New York per affrontare accuse di traffico di droga. Rodriguez, che era stata la sua vice e faceva parte della cosiddetta "cerchia ristretta" del leader deposto, era finita sotto le sanzioni già nel lontano 2018, durante il primo mandato dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump; ora, invece, si ritrova alla guida di una transizione che Washington sembra voler sostenere, almeno sul fronte economico.

La svolta diplomatica dopo l’operazione militare a Caracas

Con la revoca delle sanzioni, Delcy Rodriguez – che ha assunto il comando dopo che il Supremo Tribunale venezuelano ha dichiarato l’"assenza temporanea" di Maduro – può finalmente operare senza il veto che bloccava i suoi rapporti con aziende e cittadini americani. Non solo: il provvedimento le restituisce la possibilità di accedere a eventuali asset congelati negli Stati Uniti e spiana la strada a un suo viaggio alla Casa Bianca, un incontro che sembra ormai imminente. La stessa Rodriguez, in un post pubblicato su X, ha accolto la notizia con favore, definendola "un passo significativo nella giusta direzione per normalizzare e rafforzare le relazioni" tra i due paesi. Una dichiarazione, la sua, che dimostra come l’ex funzionaria di Maduro stia cercando di trasformare la crisi politica in un’opportunità per attrarre capitali stranieri, soprattutto nel settore energetico.

Interessi petroliferi e controllo delle società statali

Lo sfondo di questa distensione, in realtà, è fatto di interessi concreti e di enormi risorse naturali. Il Venezuela possiede le più grandi riserve di petrolio accertate al mondo, e la nuova amministrazione Rodriguez ha già iniziato a varare leggi per aprire il settore agli investimenti privati, accettando di fatto le condizioni imposte da Washington. Secondo fonti vicine ai preparativi, il governo ad interim si starebbe preparando a prendere il controllo dei consigli di amministrazione delle filiali statunitensi della società petrolifera statale Pdvsa, inclusa la Citgo Petroleum, considerata la "gemma" degli asset venezuelani all’estero e finora gestita da consigli di sorveglianza nominati dall’opposizione. Una mossa che, se confermata, garantirebbe agli Stati Uniti un canale privilegiato per l’approvvigionamento energetico, aggirando le tensioni geopolitiche che hanno segnato gli ultimi anni.

Il nodo della giustizia e le incognite sul futuro politico

Mentre Rodriguez si prepara a governare – il suo mandato ad interim di 90 giorni scade proprio in questi giorni, anche se potrebbe essere prorogato –, il sistema giudiziario americano tiene ancora in scacco l’ex presidente Maduro e sua moglie, entrambi in attesa di giudizio. E non è tutto: molti degli alti funzionari che hanno servito sotto il vecchio regime, come l’attuale ministro degli Interni Diosdado Cabello, rimangono pesantemente sanzionati e devono ancora rispondere di accuse di vario genere, dalle violazioni della democrazia al traffico di stupefacenti. La revoca per Rodriguez, insomma, rappresenta un’eccezione, non la regola; un gesto calibrato per legittimare un interlocutore affidabile, senza però cancellare del tutto il pugno di ferro che Trump ha sempre mostrato nei confronti del "narcoregime" chavista.

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