Sciopero aerei del 26 febbraio: tre agitazioni si sovrappongono, cancellato il 55% dei voli Ita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La giornata di giovedì 26 febbraio si presenta come un passaggio critico per la mobilità aerea italiana, e non solo per chi ha in programma un viaggio. Il settore del trasporto aereo si trova al centro di una raffica di agitazioni sindacali che, sovrapponendosi, finiscono per creare un effetto moltiplicatore sui disagi. Non si tratta di un'unica astensione dal lavoro, ma di tre distinte mobilitazioni, tutte proclamate a livello nazionale, che interessano categorie diverse di lavoratori: dai piloti agli assistenti di volo, passando per il personale aeroportuale addetto ai servizi di handling, e cioè coloro che si occupano del check-in, dell’assistenza ai passeggeri a terra e della gestione dei bagagli. Questa concomitanza, segnalata nel cruscotto ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rischia di mettere in ginocchio gli scali italiani per l'intera durata delle 24 ore di stop, che vanno dalla mezzanotte alle 23:59.

A guidare la protesta, che si preannuncia capillare, è la Cub Trasporti, il cui sciopero generale di 24 ore coinvolge l'intero comparto. A questa agitazione si aggiungono però quelle indette da altre sigle. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta, Anpac e Anp hanno proclamato un'astensione che riguarda nello specifico il personale di Ita Airways e i piloti e gli assistenti di volo di easyJet. A complicare ulteriormente il quadro, poi, interviene Usb Lavoro Privato con quattro ore di sciopero, dalle 13 alle 17, mirate ai naviganti di easyJet e Vueling, oltre che al personale di terra e di volo di Ita Airways. Un mosaico di rivendicazioni che, nel suo insieme, lascia presagire pesanti ripercussioni sull'operativo.

Le cifre del caos e le fasce di garanzia

I primi effetti concreti di questa mobilitazione diffusa si sono già tradotti in numeri. Ita Airways, la compagnia di bandiera, è stata costretta a diradare sensibilmente la propria offerta, comunicando ufficialmente la cancellazione di 107 voli, una cifra che incide per circa il 55% sul totale dell'operativo giornaliero previsto. Una riduzione drastica, questa, che non solo sconvolgerà i piani di viaggio di migliaia di passeggeri per la giornata di giovedì, ma che potrebbe generare un effetto a catena, con ritardi e disservizi anche nelle giornate immediatamente precedenti e successive, come il 25 e il 27 febbraio. Negli aeroporti milanesi, secondo le prime stime, si contano già decine di voli cancellati, con Linate particolarmente colpito dalle decisioni della compagnia.

A fronte di questa giornata di fuoco, l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) ha ribadito l'importanza delle fasce di tutela, i cosiddetti periodi di garanzia durante i quali i servizi devono essere comunque assicurati. Si tratta delle finestre orarie che vanno dalle 7 alle 10 del mattino e dalle 18 alle 21 di sera, intervalli in cui i voli, soprattutto quelli nazionali e internazionali di linea, dovranno operare regolarmente. Al di fuori di queste due fasce, invece, il rischio di cancellazioni e ritardi diventa altissimo. Per i passeggeri, l'unica strada percorribile è quella di monitorare costantemente lo stato del proprio volo sui siti delle compagnie o contattare i servizi clienti prima di recarsi in aeroporto, onde evitare inutili attese.

Le ragioni di una mobilitazione complessa

Dietro questa raffica di scioperi, che non a caso si concentra sul comparto aereo, si celano vertenze aperte ormai da molti mesi. I sindacati denunciano il mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro, in particolare per il personale di handling, una categoria il cui contratto è fermo da anni. Le richieste, come spiega la Cub Trasporti, toccano diversi aspetti: si chiede un adeguamento salariale che tenga conto dell'aumento del costo della vita, il riconoscimento del cosiddetto "tempo tuta" come orario di lavoro effettivo, e una maggiorazione per il lavoro domenicale. Per Ita Airways e easyJet, invece, il contratto è scaduto rispettivamente a dicembre 2024 e settembre 2025, e i sindacati lamentano un impianto normativo e salariale ormai inadeguato.

Va ricordato, per comprendere appieno il contesto, che questa agitazione del 26 febbraio non è che il secondo atto di una mobilitazione inizialmente prevista per il 16 febbraio. In quella data, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, era ricorso alla precettazione, rinviando lo sciopero a causa della concomitanza con lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. L'obiettivo, in quel caso, era quello di non danneggiare l'immagine del Paese e garantire la mobilità di atleti e delegazioni durante l'evento sportivo. Una volta terminato l'evento olimpico, però, le organizzazioni sindacali hanno riportato la protesta nella sua data attuale, dando vita a questa giornata di stop che si inserisce in un più ampio calendario di lotte sociali che interesseranno anche i treni nei giorni successivi.

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