Torre Annunziata piange Sofia Milillo, la bambina di dieci anni stroncata da una lunga malattia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era arrivata a settembre tra i banchi dell’Istituto comprensivo “Pascoli 2 Siani” di Torre Annunziata, portando con sé quel misto di dialetti — il napoletano appreso in città e il siciliano delle origini familiari — che l’aveva resa subito riconoscibile e, in brevissimo tempo, amatissima da tutti. Sofia Milillo, dieci anni, una vitalità contagiosa e un sorriso che nonostante tutto non si spegneva mai, se n’è andata nei giorni scorsi, lasciando un vuoto che né i compagni di classe né i docenti riescono a colmare. La malattia, quella compagna invisibile con cui conviveva da tempo, ha preteso frequenti ricoveri e l’ha costretta a saltare molte lezioni; eppure, ogni volta che le condizioni glielo permettevano, Sofia tornava in aula, in quel suo banco della quinta elementare, e riprendeva a tessere la tela di relazioni autentiche che l’aveva resa il perno affettivo di due sezioni, la V E e la V D.

Il dolore, a Torre Annunziata, è quello silenzioso e profondo che si prova quando a mancare è una bambina che aveva ancora tutto da vivere. E se gli adulti faticano a trovare le parole, i bambini, si sa, spesso le trovano eccome: le hanno affidate al giornalino scolastico “Le notizie della gentilezza”, trasformando il lutto in una serie di messaggi toccanti che la dirigente Daniela Flauto ha voluto condividere. «Cara Sofia — scrivono gli alunni in una lettera collettiva — non ci sono parole giuste per descrivere il vuoto che hai lasciato. Un vuoto grande come il cielo. Sei arrivata nella nostra scuola a settembre, ma pensando a te, il primo sentimento che emerge è la gratitudine. Sei stata un dono prezioso, un raggio di luce che ha illuminato le nostre vite anche se per troppo poco tempo». Ricordano il suo accento, quel mix di suoni che cercava di insegnargli, e la risata pronta che contagiava l’intera classe.

I compagni di scuola: “Adesso sei un angelo con l’aureola”

Tra i biglietti scritti dai piccoli amici di Sofia, ce ne sono alcuni che colpiscono per la purezza con cui sanno descrivere l’assenza e, al tempo stesso, la persistenza di un legame che la morte non può recidere. Greta la ricorda come una «piccola creatura semplice, pura, dallo sguardo sorridente di chi non mente», e confessa che l’assenza le sembra irreale. Nunzia la immagina trasformata in «una stella che brilla nel buio», mentre Melissa, nei suoi versi, gioca con l’idea di un ultimo girotondo, di un ultimo canto, e poi trova la forza di consegnarla all’immaginario collettivo con una metafora che ha commosso l’intera comunità: «Sei arrivata da noi come una meteora. Ma adesso sei un angelo con l’aureola». Giorgia, infine, parla di un’amicizia nata da poco ma vissuta con intensità tale da definire Sofia «l’amica ideale».

La raccolta fondi per il rientro in Sicilia

Mentre la scuola si stringe attorno a quei banchi che resteranno vuoti, la città oplontina ha mostrato una solidarietà immediata e concreta verso la famiglia della bambina. I genitori, originari della Sicilia ma residenti a Torre Annunziata, hanno dovuto affrontare anche il peso organizzativo ed economico del funerale, e da più parti è partita una raccolta fondi spontanea per sostenerli in questo momento di difficoltà. L’obiettivo, spiegano dalla scuola, è duplice: consentire le esequie e permettere che la piccola venga riportata nella sua terra d’origine, in Sicilia, dove riposerà per sempre. La dirigente Daniela Flauto, visibilmente commossa, ha voluto ringraziare pubblicamente «i genitori, i docenti, il personale e quanti hanno contribuito alla raccolta fondi per consentire il funerale e il ritorno in Sicilia della dolce Sofia».

Un vuoto che pesa più di mille parole

In questi giorni, nell’atrio della “Pascoli-Siani” e nelle aule che Sofia ha frequentato, il silenzio ha preso il posto delle sue risate. I compagni, quelli con cui divideva merende e intervalli, si guardano e sanno che qualcosa è cambiato per sempre: hanno imparato, troppo presto, che si può amare qualcuno anche se lo si è conosciuto solo pochi mesi fa, e che il dolore, quando è autentico, sa trasformarsi in poesia. I messaggi scritti sul giornalino ne sono la testimonianza più limpida, perché non c’è retorica nei pensieri di un bambino, ma solo il tentativo sincero di dare un senso a ciò che senso non ha. E così, mentre gli adulti organizzano il viaggio verso la Sicilia e preparano l’ultimo saluto, i piccoli continuano a guardare il cielo, cercando quella stella in più che fino a pochi giorni fa non c’era, e che ora brilla per tutti, specialmente per loro.

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