Lo sguardo sardo che ha incantato il cinema, dalla realtà alla favola di "La vita va così"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La carriera poliedrica di Diego Abatantuono, che in oltre quattro decenni ha saputo vestire panni comici e drammatici con uguale maestria, trova una delle sue espressioni più intense nel recente film di Riccardo Milani, "La vita va così". Pur non essendo il protagonista assoluto, la sua interpretazione del capo di una potente impresa di costruzioni milanese, determinata ad acquisire un piccolo appezzamento di terra in Sardegna, costituisce il perno narrativo attorno al quale ruota l'intera storia. Il suo personaggio, infatti, incarna le pressioni di un capitalismo senza scrupoli che si scontra con valori più autentici, rappresentati da un anziano pastore e dalla sua volontà di proteggere un angolo di paradiso, la spiaggia di Tuerredda, il cui nome, Bellesa Manna, suona quasi come una promessa.
Il successo inaspettato di un volto nuovo
Accanto ad Abatantuono, e a un cast di sicuro richiamo che comprende Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari, il vero motore della pellicola è Giuseppe Ignazio Loi, un pastore novantenne che, con la sua seconda elementare e una genuinità disarmante, ruba la scena ai colleghi più blasonati. Loi, che per settant'anni ha condotto una vita semplice tra le sue pecore, si è trovato proiettato in un successo inatteso, quello di un film che, nella sua seconda settimana di programmazione, ha già superato i due milioni e trecentomila euro di incasso, diventando il titolo italiano di maggior successo di questa nuova stagione. Con i proventi della sua improvvisa avventura cinematografica, l'uomo ha potuto finalmente ampliare la sua casa, dotandola di un bagno, e coltivare il sogno di acquistare una televisione, dopo aver venduto il gregge che per tanto tempo aveva rappresentato la sua unica realtà.
Dalla favola alla cronaca: le radici di una battaglia
La trama, che contrappone un gruppo di tranquilli abitanti a potenti senza scrupoli intenti a trasformare un lembo di costa incontaminata in un resort di lusso, non è frutto di pura fantasia. Il film di Milani, infatti, si ispira apertamente a una vicenda realmente accaduta in quel medesimo tratto di Sardegna, dove un uomo, Ovidio Marras, ha combattuto per anni una battaglia solitaria contro i colossi dell'edilizia. Marras, scomparso all'età di novantatré anni, ha lottato tenacemente per preservare l'integrità della spiaggia di Tuerredda, un luogo dove, nonostante tutto, i segni di quello scempio rimangono ancora oggi a testimonianza di un conflitto tra sviluppo e conservazione.
La forza di una narrazione che unisce
La fusione tra la storia vera e la sua trasposizione cinematografica, arricchita dalla presenza di un attore istintivo come Loi e dalla solidità di un interprete navigato come Abatantuono, crea un racconto di rara potenza. È la favola di un'resistenza pacifica che, partendo da un caso specifico e dolorosamente attuale, parla a un pubblico più ampio, toccando corde sensibili riguardanti l'identità, la memoria e il diritto a difendere la bellezza dal cemento. Il film, proiettato in sale come l'Eden con più spettacoli quotidiani, dimostra come certe storie, pur nella loro semplicità, possano conquistare il cuore degli spettatori e diventare un fenomeno di costume, offrendo uno spaccato di un'Italia minore eppure profondamente significativa.




