Lista degli stupri compare anche al liceo Vallisneri di Lucca, la scritta sui bagni riproduce il caso di Roma
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Redazione Interno
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La perturbante eco di un episodio già accaduto nella Capitale si è materializzata, questa mattina, all’interno dei bagni del liceo scientifico Vallisneri di Lucca. Sul muro, infatti, è comparsa una scritta che riporta la dicitura "lista stupri", accompagnata da due nomi femminili e da un simbolo fallico, in una sinistra riproposizione di quanto scoperto pochi giorni fa in un noto liceo romano. La dirigente scolastica, appresa la notizia, ha immediatamente disposto la cancellazione delle scritte e la ripulitura della parete, un gesto doveroso ma che non cancella l’atto in sé, il cui peso simbolico grava ora sull’intera scuola. Le autorità scolastiche, dal canto loro, hanno prontamente avviato un’indagine interna, mentre la polizia è al lavoro per risalire all’autore o agli autori di un gesto che, al di là della vile provocazione, configura ipotesi di reato. Alcuni di loro, contattati da testate locali, hanno parlato senza esitazione di "fatto osceno", esprimendo un sentimento di dissenso e ribrezzo che pare essere condiviso da molti.
La reazione istituzionale e il nodo educativo
A intervenire sulla vicenda, denunciandone la gravità, è stata l’assessora regionale Alessandra Nardini, la quale ha definito "aberrante" il ritrovamento al Vallisneri, collegandolo esplicitamente al precedente di Roma. Nardini, nel suo commento, ha posto l’accento su quella che ha definito una cultura della subordinazione della donna ancora radicata, individuando nella cronaca un segnale d’allarme che la politica non può ignorare. La sua riflessione, peraltro, si è spinta oltre la condanna del singolo episodio, toccando un tema spinoso e attuale: la necessità di un’educazione all’affettività e alla sessualità strutturata e obbligatoria in tutte le scuole. Un tema, questo, su cui si registra un forte contrasto politico, con l’assessora che ha criticato l’opposizione del governo nazionale a un simile percorso formativo, considerandola miope di fronte a una realtà che, attraverso fatti come quello di Lucca, mostra tutta la sua urgenza.
Indagini in corso e il silenzio delle scritte
Mentre le investigazioni procedono, sia in ambito scolastico che in quello prettamente giudiziario, resta il muro bianco, ripulito, e il profondo disagio che simili azioni lasciano nelle vite delle persone coinvolte, le cui identità sono state esposte in modo violento e arbitrario. L’atto vandalico, per sua natura effimero, ha una pesantezza che va ben al di là del segno sulla parete, ponendo interrogativi inquietanti sul clima che si respira in certe realtà giovanili e sulla facilità con cui certi linguaggi d’odio trovino modo di esprimersi. Si tratta, in fondo, di una forma di violenza che, pur non essendo fisica, ferisce la dignità e incrina quel senso di sicurezza che dovrebbe essere proprio di ogni ambiente formativo, costringendo docenti, studenti e famiglie a una riflessione non più rimandabile.
Un fenomeno che chiede risposte
La ripetizione dello stesso schema a distanza di pochi giorni e in città diverse non può essere liquidata come una semplice e macabra coincidenza, ma indica piuttosto la circolazione di un modus persecutorio che utilizza la vergogna pubblica come strumento. La rapidità con cui l’immagine della scritta è stata condivisa tra gli studenti, se da un lato ha consentito di mobilitare un coro di condanna, dall’altro dimostra quanto questi gesti trovino un amplificatore potente nei circuiti digitali, moltiplicandone l’impatto lesivo. Le istituzioni, adesso, sono chiamate a lavorare su due piani distinti ma complementari: quello repressivo, per individuare e sanzionare i responsabili, e quello educativo e culturale, unico vero antidoto per scardinare quelle rappresentazioni tossiche delle relazioni che sembrano ancora attecchire, come dimostrano i fatti di Roma e di Lucca.




