Casini lascia il Parlamento dopo 44 anni: “Non mi ricandido, ma la politica resta una passione”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Pier Ferdinando Casini non sarà nelle liste elettorali per il Senato alle prossime elezioni politiche. Il senatore bolognese, in Parlamento dal 12 luglio 1983, ha affidato la sua decisione a una lettera indirizzata ai bolognesi e pubblicata dal Resto del Carlino, spiegando che alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non si ricandiderà e lascerà il Parlamento.

La lettera ai bolognesi e le ragioni dell’addio

Nella lettera, Casini ripercorre il suo percorso istituzionale iniziato oltre quattro decenni fa: «Prima come deputato, poi come senatore ho attraversato tanti momenti della nostra storia: pagine belle ma anche alcune tristi per la comunità nazionale».

Il senatore racconta di essere stato «spettatore privilegiato delle trasformazioni del mondo e dell’Europa», di aver conosciuto decine tra le personalità più importanti che hanno contrassegnato la vita del Paese e di aver vissuto quel cammino «con passione, cercando di onorare quegli impegni di responsabilità e di onestà» trasmessigli dai genitori. La decisione, spiega, nasce dalla convinzione che «tempi nuovi richiedono personalità più in sintonia con le formazioni politiche che si presenteranno agli elettori». Da qui la conclusione: «È giusto che il mio cammino si fermi qui».

Il rapporto con Bologna e il centrosinistra

Il legame con Bologna emerge con forza nelle parole del senatore, che definisce il capoluogo emiliano come il centro di tutto: «La politica non sarebbe stata possibile, anzi, non è possibile senza Bologna. Sono stato contento negli ultimi anni di finire questo lungo percorso proprio come senatore di Bologna». Casini esprime gratitudine al centrosinistra, che negli ultimi dieci anni lo ha sostenuto con generosità come senatore indipendente.

«Sono veramente grato di questa fiducia», scrive, precisando però che alla vigilia di un processo elettorale «lungo e complicato» ritiene giusto lasciare spazio a chi sarà espressione diretta delle coalizioni in campo. Nel congedo, il senatore tiene a ribadire che «la politica è una passione che non si abbandona» e che continuerà a impegnarsi per la difesa della democrazia liberale, la giustizia sociale, la pace e i valori dell’Occidente e dell’Europa. Cita anche il messaggio degasperiano della sua giovinezza: «Se siamo uniti saremo forti, se siamo forti saremo liberi».

Il quadro politico e la nuova legge elettorale

L’annuncio arriva a poche ore dall’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, avvenuta l’8 ottobre alla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il provvedimento introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso di 105 parlamentari per chi supera la soglia del 42%, insieme al ritorno delle preferenze con capilista bloccati.

La riforma si inserisce in un quadro istituzionale già modificato dalla legge costituzionale del 2020, che ha ridotto il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.

Una carriera lunga oltre quarant’anni

Nato a Bologna il 3 dicembre 1955, Casini è entrato per la prima volta in consiglio comunale nel 1980, vivendo da vicino l’estate segnata dalla strage di Ustica e da quella della stazione. Deputato dal 1983, è stato presidente della Camera dal 31 maggio 2001 al 27 aprile 2006. Nel corso della sua carriera ha fondato il Centro cristiano democratico nel 1993 e ha guidato l’Unione dei democratici cristiani e democratici di centro, nata nel 2002.

È stato parlamentare europeo dal 1994 al 2001 e senatore dal 2013, ricoprendo anche la presidenza della Commissione Esteri di Palazzo Madama. Tra i ricordi più cari, il senatore ha indicato l’incontro con Giovanni Paolo II quando era presidente della Camera.

Le priorità per Bologna e il futuro fuori dal Parlamento

Nel colloquio con il Resto del Carlino, Casini ha indicato negli affitti il problema più urgente per la città di Bologna. Quanto al futuro, ha spiegato che si dedicherà soprattutto ad aiutare i giovani: «Abbiamo un compito, aumentare la memoria», ha dichiarato, ricordando l’inaugurazione di una statua dedicata a Giovanni Bersani, figura storica della Democrazia cristiana bolognese. Il senatore ha citato anche i grandi della Dc, da Rubbi a Tesini, da Andreatta a Marabini, sottolineando quanto abbiano ancora da insegnare.

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