Omicidio Stefania Camboni, la nuora indagata: ricerche sul web e l’aggravante della minorata difesa
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Redazione Interno
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La mattina del 15 maggio, poco dopo le 7, Francesco Violoni rientrava a casa dopo il turno di notte quando ha trovato la madre, Stefania Camboni, priva di vita nella stanza da letto al secondo piano della villa di Fregene. Il corpo, riverso accanto al letto matrimoniale e coperto da cuscini, presentava evidenti tracce di sangue, tanto da far supporre una violenza brutale. L’allarme è scattato immediatamente, con i carabinieri della stazione locale che hanno ispezionato la scena del crimine insieme ai colleghi del nucleo operativo di Ostia.
Giada Crescenzi, 30 anni, convivente del figlio della vittima, è stata arrestata poche ore dopo con l’accusa di omicidio aggravato. La Procura di Civitavecchia contesta alla donna non solo il delitto, ma anche le aggravanti della minorata difesa e dell’abuso di relazioni domestiche, ipotizzando che la Camboni sia stata colpita mentre dormiva, senza possibilità di reagire. Le indagini, ancora in corso, hanno portato al sequestro del cellulare della Crescenzi, rivelando ricerche online sospette: fra queste, "come avvelenare una persona" e "come togliere il sangue", elementi che i investigatori considerano cruciali per ricostruire le dinamiche e le intenzioni.
La relazione tra la Crescenzi e Francesco Violoni, descritta come "appassionata" da chi li conosceva, durava da almeno due anni. Entrambi lavoravano all’aeroporto, condividevano la casa con due gatti e, secondo alcune testimonianze, cercavano con urgenza un appartamento per costruirsi una famiglia. Proprio questa ricerca disperata di un’abitazione, emersa nei giorni precedenti l’omicidio, potrebbe avere un ruolo nelle motivazioni del gesto, sebbene gli inquirenti evitino al momento di tracciare un nesso definitivo.
Quel che appare certo è il tentativo di depistaggio attribuito alla giovane, con le analisi del telefono che hanno evidenziato un comportamento anomalo già nelle ore successive al ritrovamento del corpo. La cena consumata insieme alla vittima la sera prima, inizialmente descritta come tranquilla, è ora al centro degli accertamenti, mentre i periti lavorano per stabilire l’arma del delitto e l’esatto movente.




