Giada Crescenzi, la ricerca di una casa e l’omicidio della suocera: le prove sul telefonino
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Redazione Interno
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Giada Crescenzi, la trentenne arrestata con l’accusa di aver ucciso Stefania Camboni, madre del suo compagno Francesco Violoni, aveva trascorso mesi alla disperata ricerca di un alloggio. Lo rivelano i suoi post su Facebook, dove chiedeva aiuto per evitare di finire «sulla strada». Viveva con la vittima in una villetta bifamiliare a Fregene, sul litorale romano, un’abitazione di proprietà della stessa Camboni, con cui – secondo gli inquirenti – i rapporti erano ormai deteriorati.
L’arresto è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, dopo che i carabinieri, analizzando il telefono della giovane, hanno rinvenuto una serie di ricerche sospette: «Come togliere sangue dal materasso» e «come avvelenare una persona». Quella stessa notte, Stefania Camboni, 58 anni, era stata trovata senza vita nel suo letto, colpita da numerose coltellate mentre dormiva. Le indagini, coordinate dalla procura di Civitavecchia, hanno portato al fermo della Crescenzi, già indagata per omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e dall’abuso dei rapporti domestici.
La dinamica, ancora da chiarire nei dettagli, sembra legata alle tensioni tra le due donne. La vittima, che ospitava la nuora e il figlio, avrebbe espresso più volte l’intenzione di volerli far sloggiare. Un elemento che, secondo l’accusa, potrebbe aver spinto Giada Crescenzi a pianificare il delitto. La difesa, però, respinge ogni addebito: «È molto provata, ma ferma nel dichiararsi innocente», ha spiegato l’avvocata Anna Maria Anselmi, sottolineando che le ricerche sul veleno erano legate alla cura delle piante.




