Fregene, la nuora accusata dell’omicidio della suocera: «Sono innocente, volevo avvelenare le piante»
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Redazione Interno
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Giada Crescenzi, la trentenne fermata con l’accusa di aver ucciso a coltellate la suocera Stefania Camboni nella loro abitazione a Fregene, continua a proclamarsi innocente. «La mia assistita è molto provata, ma determinata a ribadire la sua posizione davanti al giudice», ha dichiarato la sua avvocata, Maria Anselmi, sottolineando che la giovane avrebbe fornito agli inquirenti una versione precisa dei fatti. Secondo quanto riportato dalla difesa, dopo aver cenato insieme al compagno – figlio della vittima – la Crescenzi si sarebbe ritirata in camera, per poi mettersi a letto indossando i tappi per le orecchie, come sua abitudine. Il compagno, invece, sarebbe uscito per recarsi al lavoro, lasciandola addormentata.
Le indagini, tuttavia, sembrano contraddire questa ricostruzione. Dagli accertamenti emerge che la donna avrebbe effettuato ricerche online su come eliminare tracce di sangue da un materasso e su metodi di avvelenamento letali. «Volevo solo capire come disinfestare le piante», avrebbe spiegato la Crescenzi, cercando di giustificare quelle query incriminate. La vittima, una cinquantottenne colpita da almeno quindici coltellate mentre dormiva, è stata trovata senza vita nella sua casa, in quello che il legale della famiglia, Massimiliano Gabrielli, non esita a definire «un omicidio brutale e premeditato».
Le accuse rivolte alla nuora – fermata poco prima della mezzanotte – includono l’omicidio aggravato dalla minorata difesa e dall’abuso dei rapporti domestici. Gabrielli, rappresentante dei figli e della sorella della Camboni, insiste sulla natura pianificata del delitto, evidenziando come le ricerche internet della fermata suggerirebbero una preparazione meticolosa. «È stato un atto efferato, compiuto approfittando del sonno della vittima», ha aggiunto, senza lasciare spazio a dubbi sulla posizione della parte civile.




