Giada Crescenzi, la nuora accusata dell’omicidio di Stefania Camboni: le ricerche su Google e il giallo del portafoglio
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Redazione Interno
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Le tensioni tra Giada Crescenzi, la trentenne arrestata per l’omicidio di Stefania Camboni, e la suocera erano arrivate a un punto di non ritorno. Vivevano insieme nella villetta bifamiliare di Fregene, sul litorale romano, ma i conflitti – alimentati dalla convivenza forzata e dalle difficoltà economiche – si erano ormai trasformati in un incubo. «Aiutateci, finiremo sulla strada», aveva scritto la giovane su Facebook, in un post che oggi assume un significato sinistro.
Quello che potrebbe inchiodarla sono le ricerche effettuate sul suo cellulare: «Come togliere il sangue dal materasso» e «come avvelenare una persona». Domande che, secondo gli investigatori, non lasciano spazio a dubbi sulla premeditazione. La vittima, madre del suo compagno Francesco Violoni, è stata trovata morta con quindici coltellate, inferte mentre dormiva. Una furia che, per la Procura di Civitavecchia, sarebbe scoppiata dopo mesi di attriti, aggravati dall’impossibilità di trovare un’alternativa abitativa.
La difesa, però, respinge ogni accusa. «Le ricerche sul veleno? Era per le piante», ha spiegato l’avvocato Anna Maria Anselmi, sottolineando che la sua assistita è «determinata a dimostrare la sua innocenza». Un’altra circostanza che complica il quadro è la scomparsa del portafoglio della vittima, fatto che ha spinto gli inquirenti a ipotizzare un movente economico.




