Referendum sulla giustizia, i volontari del servizio civile avranno diritto ai permessi elettorali e i lavoratori dei seggi ai rimborsi
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Redazione Interno
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A pochi giorni dalla duplice tornata referendaria che impegnerà i cittadini il 22 e il 23 marzo, l'attenzione dei dipartimenti ministeriali e degli uffici comunali si concentra non solo sul merito delle riforme costituzionali in ballo, ma anche sugli aspetti prettamente logistici e normativi che regolano la partecipazione dei lavoratori. Il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, in queste ore, ha diffuso una circolare chiarificatrice per estendere tutele spesso sottovalutate: anche i volontari impegnati in progetti di servizio civile, infatti, rientrano a pieno Titolo tra i soggetti beneficiari dei permessi elettorali, una categoria che include pure gli eventuali rimborsi spettanti per le giornate di attività presso i seggi. Si tratta di un'interpretazione estensiva della normativa, quella prevista dalla legge 21 marzo 1990, numero 53, che garantisce ai dipendenti, pubblici o privati, la piena retribuzione per le ore sottratte al lavoro in ragione delle funzioni di presidente, scrutatore o rappresentante di lista; l'assenza giustificata, com'è noto, viene equiparata a tutti gli effetti a una normale giornata lavorativa, e per i volontari in servizio civile ciò significa che il periodo trascorso a presidiare le operazioni di voto non andrà a intaccare il monte ore complessivo del loro impegno né a decurtare il compenso mensile previsto dal progetto.
La macchina organizzativa, intanto, si prepara ad accogliere i presidenti di seggio e gli scrutatori, ma resta fondamentale, per evitare spiacevoli equivoci in sede di liquidazione delle spettanze, che ciascun interessato provveda a informare tempestivamente il proprio datore di lavoro o l'ente di riferimento, esibendo la convocazione ufficiale ricevuta dalla commissione elettorale. Solo al termine delle operazioni, che per il referendum costituzionale si protrarranno anche nella giornata di lunedì 23 con le fasi di scrutinio, sarà possibile ottenere dal presidente del seggio il certificato comprovante le effettive ore di presenza; certificato che, una volta consegnato agli uffici del personale, attiverà le procedure per la corresponsione della retribuzione o per la concessione dei riposi compensativi qualora le attività si siano svolte in giorni festivi o non lavorativi.
Il nodo della separazione delle carriere e il ricordo di vicende giudiziarie che hanno segnato l'opinione pubblica
Se da un lato la prassi amministrativa scorre sui binari consueti, il dibattito politico e sociale che circonda l'appuntamento referendario assume toni particolarmente accesi, specialmente in relazione ai contenuti della riforma dell'ordinamento giudiziario sottoposta al vaglio popolare. La consultazione, com'è ormai noto, chiama gli elettori a esprimersi su alcuni pilastri portanti del sistema giustizia: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, l'istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura, il sorteggio per una parte dei componenti di questi organi e la creazione di un'Alta corte disciplinare che dovrebbe sostituirsi all'attuale sistema di autogoverno. Al di là delle argomentazioni tecniche, che vedono schierati costituzionalisti e giuristi su fronti opposti, emergono talvolta testimonianze personali capaci di trasferire il confronto dal piano astratto dei principi a quello concreto delle esperienze vissute. È il caso di Lino Aldrovandi, il padre di Federico, il ragazzo di soli diciotto anni ucciso a Ferrara nel 2005 durante un controllo di polizia, che ha annunciato pubblicamente la sua intenzione di votare No al referendum, motivando la scelta con il pensiero costantemente rivolto al figlio e con la preoccupazione, suffragata dalle parole del giudice Francesco Maria Caruso, che una magistratura requirente più debole e potenzialmente soggetta a condizionamenti politici possa in futuro offrire minori garanzie di giustizia in casi analoghi a quello che ha stravolto la sua esistenza.
Aldrovandi, nel suo intervento diffuso anche attraverso i canali social, ha richiamato le dichiarazioni del giudice Caruso, lo stesso che nel processo madre sulla morte di Federico si trovò a condannare i responsabili insieme al pubblico ministero Nicola Proto. Il timore espresso è che la riforma, separando nettamente le carriere e creando un di pubblici ministeri valutato in base ai risultati e alle condanne ottenute, possa indurre un rapporto simbiotico e meno controllato con la polizia giudiziaria, aumentando il rischio di insabbiamenti o di minore incisività nell'accertamento della verità quando a commettere reati siano appartenenti alle forze dell'ordine. La questione, in questo senso, travalica i confini della mera ingegneria istituzionale per investire il campo delicatissimo della fiducia dei cittadini verso gli organi inquirenti, e il monito lanciato dal padre di Federico riecheggia nelle piazze e nei dibattiti di queste ultime settimane, aggiungendo un tassello emotivo a una campagna referendaria che si preannuncia combattuta anche in assenza del quorum, visto che per i referendum costituzionali non è previsto alcun numero minimo di votanti e prevarrà la scelta espressa dalla maggioranza dei votanti validi.




