Il ciclone Harry piega le coste del Sud, balneari in rivolta chiedono piani
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La furia del ciclone Harry, dopo aver travolto Sicilia e Sardegna, ha presentato il suo conto più salato in Calabria, dove i concessionari balneari, stanchi di attendere, hanno deciso di passare alle vie ufficiali. A farsi portavoce di un malessere diffuso è stato Francesco Paonessa, titolare di uno stabilimento di Squillace, che ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Regione Roberto Occhiuto, coinvolgendo nel sollecito anche i consiglieri regionali e i primi cittadini dei comuni colpiti. La richiesta, che non ammette ulteriori rinvii, è quella di un incontro immediato per ottenere quelle certezze indispensabili, a loro dire, per avviare la ricostruzione degli arenili devastati dalla mareggiata. Un atto formale che segna il passaggio dalle lamentele private a una pressione pubblica e organizzata, mentre la stagione estiva si avvicina e con essa l’urgenza di ripristinare almeno l’agibilità dei luoghi.
Il bollettino dei danni tra Sicilia e Calabria
Parallelamente, in Sicilia si procede a una lenta e dolorosa conta dei danni, la quale, se in Calabria investe principalmente il comparto balneare, nell’isola assume conti di una devastazione più ampia e strutturale. A Taormina, nella frazione di Mazzeo, interi tratti del lungomare sono semplicemente collassati, risucchiati da un mare che non si è limitato a sommergere ma ha divorato terrapieni e sbriciolato muri di contenimento. Scenario non dissimile, pur nelle sue specificità, a Giardini Naxos, Letojanni, e lungo una fascia costiera che tocca Sant’Alessio Siculo, Furci Siculo, fino a Roccalumera, Nizza di Sicilia e Alì Terme, dove le onde hanno invaso la strada e ridotto in schegge le strutture dei lidi. Qui il maltempo ha operato una cancellazione fisica di parti di territorio, lasciando dietro di sé non solo macerie ma una profonda ferita al paesaggio e all’economia locale, la cui entità è ancora da quantificare compiutamente.
L'eco internazionale della tempesta
La potenza dell’evento ha peraltro valicato i confini nazionali, approdando sulle pagine dei media internazionali, i quali hanno dato risalto, in particolare, a un filmato divenuto virale. Pubblicato dal New York Post, il video ritrae il momento in cui un’onda anomala di straordinaria forza irrompe nella veranda coperta del ristorante Andrew’s, a San Giovanni Li Cuti, nel catanese, spazzando via tutto ciò che incontra. Il magazine americano, nel descrivere l’accaduto, ha sottolineato come le “potenti tempeste guidate dal ciclone Harry” abbiano provocato “gravi inondazioni e danni diffusi”, un riconoscimento, per così dire, della portata eccezionale del fenomeno che ha colpito il Mediterraneo. Quel filmato, che ha fatto il giro del mondo, è diventato l’emblema visivo di una forza naturale capace di sorprendere persino chi, come gli americani, è abituato a confrontarsi con eventi meteorologici estremi.
Un Sud bloccato tra maree e fango
Il risveglio delle popolazioni del Sud Italia, dopo il passaggio del ciclone, è stato infatti di quelli che segnano la memoria collettiva, con paesaggi trasformati in modo apocalittico. Strade che, da arterie di comunicazione, si sono tramutate in improvvisi torrenti di acqua e fango, mentre interi litorali, come accaduto in Sardegna, sono apparsi piegati su se stessi. Oltre agli stabilimenti balneari, a subire l’impatto sono state verande di locali, abitazioni private e infrastrutture portuali, in un mosaico di distruzione che ha interessato trasversalmente tre regioni. Gli effetti si sono estesi anche alla mobilità, con trasporti interrotti e collegamenti resi impossibili dalla forza delle acque, il che ha isolato, seppur temporaneamente, intere zone, complicando non solo i soccorsi ma anche la prima valutazione degli interventi necessari.




