Maltempo, il ciclone Harry devasta le coste siciliane: danni ingenti e richieste di stato di calamità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il passaggio del ciclone Harry, che nella giornata di martedì ha investito con insolita violenza il Mediterraneo, ha lasciato una scena di devastazione lungo ampi tratti della costa siciliana, costringendo numerosi comuni, già alle prese con la prima conta dei danni, a predisporre in tempi rapidissimi la richiesta di stato di calamità alla Regione. La perturbazione, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo sorprendendo persino i media americani abituati a eventi meteorologici estremi, si è manifestata attraverso una combinazione di piogge torrenziali e una mareggiata eccezionale, la quale – spinta da venti di particolare forza – ha aggredito senza tregua il litorale, riscrivendo in molte località il profilo della battigia e inghiottendo letteralmente tratti di strada.

Il Ragusano e Modica tra i territori più colpiti

Nella provincia di Ragusa, dove gli effetti sono stati particolarmente gravi, Modica si attesta come la città che ha subito i danni più ingenti, a differenza di Ispica che, fatta eccezione per le zone direttamente esposte al mare, non ha registrato disagi di pari entità. La conta dei guasti, tuttavia, procede in numerosi centri dopo che l’acqua marina, superati gli argini consueti, ha invaso le aree retrostanti. A Pozzallo, del resto, l’amministrazione comunale ha già formalizzato la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità, motivandola proprio con l’eccezionalità della mareggiata, dell’intensità delle raffiche di vento e della portata delle precipitazioni, che hanno messo in ginocchio l’intero sistema costiero, con numerosi locali e chalet distrutti o pesantemente danneggiati.

La riviera ionica messinese in ginocchio

La furia degli elementi non ha risparmiato neppure il versante ionico della Sicilia, dove i comuni della costa messinese devono affrontare un panorama di desolazione. A Taormina, nella frazione Mazzeo, alcuni tratti del lungomare sono letteralmente crollati, con muri di contenimento spezzati e terrapieni erosi e divorati dalla forza delle onde. Scene analoghe, caratterizzate da mare che invadeva la sede stradale e da strutture balneari completamente spazzate via, si sono verificate a Giardini Naxos e Letojanni, mentre danni significativi alle infrastrutture litoranee sono stati accertati anche nei centri di Sant’Alessio Siculo, Furci Siculo, Roccalumera, Nizza di Sicilia e Alì Terme, dove l’acqua ha operato indisturbata, modificando l’assetto del territorio.

Il video simbolo della potenza del mare

Un filmato divenuto virale, ripreso a San Giovanni Li Cuti sulle coste di Catania, è diventato l’emblema della potenza distruttiva di Harry. Le immagini, riprese all’esterno del noto ristorante Andrew’s e prontamente riprese da testate internazionali come il “New York Post”, mostrano un’enorme onda che irrompe con violenza inaudita nella veranda coperta dell’esercizio, divelta e trascinata via in pochi secondi. Quel video, più di molte parole, ha raccontato agli Stati Uniti, dove Donald Trump è di nuovo presidente, la forza di un ciclone mediterraneo in grado di provocare, come scrivono i giornali d’Oltreoceano, “gravi inondazioni, violenti sbalzi di tempesta e danni diffusi”. Uno scenario apocalittico che, al Sud, non ha riguardato solo la Sicilia ma anche regioni come Calabria e Sardegna, le quali si sono risvegliate su strade trasformate in torrenti di fango e su litorali collassati, con trasporti interrotti e un conto da pagare – solo in termini di danni materiali – ancora tutto da quantificare.

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