Assad fugge a Mosca, Putin concede asilo politico
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Redazione Esteri
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Bashar al-Assad, il controverso presidente siriano, ha lasciato il suo paese dopo l'arrivo dei ribelli a Damasco, trovando rifugio a Mosca. Le immagini dei siriani che saccheggiano la sua villa, recuperando ciò che il "Leone di Damasco" aveva sottratto loro, sono emblematiche di un regime che ha segnato profondamente la storia recente della Siria. La fuga di Assad, confermata da fonti del Cremlino, segna la fine di un'era caratterizzata da repressione e conflitti.
Secondo le agenzie russe, Assad è giunto nella capitale russa insieme alla sua famiglia, ricevendo asilo politico per motivi umanitari. La notizia, diffusa dall'emittente televisiva "al Arabiya", ha posto fine alle speculazioni sulla sorte del dittatore, che nelle ultime 24 ore aveva fatto perdere le sue tracce. La Russia, con questa mossa, ha voluto garantire protezione all'ex presidente siriano, evitando ulteriori tensioni in una regione già martoriata da anni di guerra civile.
Le reazioni della popolazione siriana, che ha assistito impotente alla devastazione del proprio paese, sono state contrastanti. Mentre alcuni hanno accolto con sollievo la notizia della fuga di Assad, altri temono che la sua presenza in Russia possa complicare ulteriormente la situazione geopolitica. Tuttavia, ciò che emerge con chiarezza è il desiderio di un futuro diverso, lontano dalle ombre di un passato segnato da violenze e soprusi.
In questo contesto, la figura di Assad rimane controversa. Da un lato, il suo regime è stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani; dall'altro, alcuni lo vedono come un baluardo contro l'estremismo islamico.




