Niscemi, tra la frana che avanza e il lungo braccio della politica
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Redazione Interno
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La terra continua a muoversi, lenta e inesorabile, intorno a Niscemi, dove la paura ha un nome antico e un ritmo moderno, quello delle crepe che si allargano giorno dopo giorno. Mentre le famiglie, con le poche cose raccolte in fretta, guardano verso una collina che non riconoscono più, affidandosi al silenzio o a una preghiera, la macchina delle istituzioni cerca una strada per intervenire. Una strada che, come spesso accade, si intreccia con altre questioni, altre priorità, altri fondi già stanziati per altri scopi. Il sindaco Massimiliano Conti, in una notte di diretta social, ha dovuto supplicare i propri concittadini di rispettare i divieti, di non avventurarsi nella zona rossa se non accompagnati dai vigili del fuoco, in un appello dettato dalla necessità di evitare ulteriori tragedie in un panorama già segnato dall'incertezza.
I fondi del ponte e l'emergenza che non aspetta
Proprio mentre si moltiplicano gli appelli alla prudenza, l’Assemblea regionale siciliana, con un voto segreto, ha deciso di dirottare una parte consistente delle risorse – si parla di 1,3 miliardi di euro – originariamente previste per il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Una mossa che, al di là delle intenzioni, getta una luce cruda sulla gestione del territorio e sulle sue fragilità pregresse, se si considera che, come emerge dai dati, nessuno dei numerosi progetti finanziati dal Pnrr per il dissesto idrogeologico in Sicilia riguardava direttamente questa area. La somma di 100 milioni inizialmente stanziata dal governo nazionale per tutte le regioni colpite dal ciclone Harry, dalla Sicilia alla Calabria fino alla Sardegna, è stata giudicata del tutto insufficiente, una goccia nel mare di fronte a danni stimati per almeno due miliardi, spingendo così la politica a cercare soluzioni alternative in fretta.
Le promesse a cielo aperto e la terra che cede
Durante una visita nel luogo del disastro, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha garantito “risposte veloci” ai cittadini, definendo quello già erogato come un semplice primo passo, un primissimo stanziamento destinato ad essere integrato. Promesse che risuonano tra le case evacuate e le strade vuote, mentre il Genio Militare si appresta a intervenire sul terreno. Tuttavia, il nodo cruciale rimane la prevenzione, un capitolo che sembra essere stato sfogliato troppo distrattamente in passato, lasciando che l’emergenza diventasse l’unico linguaggio con cui il territorio riesce a farsi ascoltare. Il sindaco Conti, del resto, ha sottolineato con una punta di amarezza come, in queste ore, molti si siano improvvisati esperti, mentre l’amministrazione è concentrata sui provvedimenti concreti da adottare nell’immediato.
Un futuro sospeso tra le crepe
Ora, ciò che resta è un paese in bilico, letteralmente e metaforicamente, circondato da una frana che ne minaccia le fondamenta. La vicenda di Niscemi non è un episodio isolato, ma si inserisce in una cronaca più ampia di fragilità del suolo e di maltesti estremi che mettono a nudo le vulnerabilità di intere aree del Paese. La decisione di utilizzare fondi precedentemente allocati per un’opera infrastrutturale di grande impatto simbolico, come il ponte, per far fronte a un’emergenza ambientale, racconta di priorità che cambiano sotto la spinta degli eventi. Racconta anche della difficoltà di pianificare a lungo termine in un territorio dove il dissesto, spesso, non attende i lunghi iter burocratici o le allocazioni di bilancio, ma avanza, metro dopo metro, divorando il presente e oscurando il futuro di chi ci vive.




