Leone XIV ai vescovi: ascoltare le famiglie ferite e rispondere con coraggio alle loro domande
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Redazione Esteri
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In Aula Paolo VI, davanti ai capi delle Chiese orientali cattoliche e ai presidenti delle Conferenze episcopali di oltre cento Paesi, Leone XIV ha aperto nel pomeriggio l'incontro voluto per il decennale di Amoris laetitia, l'esortazione apostolica firmata da Francesco il 19 marzo 2016 e pubblicata l'8 aprile dello stesso anno. L'appuntamento proseguirà fino a mercoledì prossimo e riunisce anche undici coppie di sposi arrivate dai cinque continenti, esperti e facilitatori.
Il Pontefice ha scelto di interrogare i pastori con una domanda diretta: «Come possiamo annunciare loro la pienezza dell'insegnamento del Vangelo sulla famiglia?».
Il richiamo alla distanza tra sesso e matrimonio
Nel suo intervento Leone XIV ha indicato «una crescente distanza» tra il modo in cui vengono vissuti oggi l'intimità e la sessualità e la visione cristiana del matrimonio, soffermandosi in particolare sulla difficoltà dei giovani ad assumere «un impegno per tutta la vita». A pesare, ha osservato, sono anche l'insicurezza economica, le migrazioni, la violenza e la solitudine.
Il Papa ha ribadito la visione cristiana del matrimonio citando il Vangelo di Marco, «Li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie», senza però trasformare l'incontro in un pronunciamento dottrinale: ha chiesto ai vescovi di guardare senza schemi precostituiti alla realtà concreta delle famiglie, comprese quelle ferite o lontane dall'ideale cristiano.
La fragilità come chiave del confronto
La parola che ricorre con più insistenza nel discorso è «fragilità». Leone XIV l'ha definita una dimensione che merita «un'attenzione particolare», perché può modificare profondamente il modo in cui le persone guardano a se stesse, al futuro e al rapporto con Dio e con la Chiesa, e perché appartiene «alla nostra comune condizione umana». Da qui la domanda rivolta ai partecipanti: «Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono più fragili?».
Il Pontefice non ha modificato la dottrina sul matrimonio né ha annunciato nuove aperture, spostando piuttosto il punto di osservazione sul divario tra «il bene che desideriamo» e ciò che concretamente riusciamo a vivere, e invocando «grazia, perdono e nuovi inizi».
Un metodo sinodale senza votazioni
L'incontro si svolge con il metodo della «conversazione nello Spirito», già sperimentato nei Sinodi dell'era Bergoglio, attorno a una ventina di tavoli rotondi allestiti nell'Aula Paolo VI. Questa volta non sono previste votazioni né un documento finale da approvare. Il Papa ha spiegato che l'obiettivo è mettere sul tavolo ciò che ha funzionato e ciò che è rimasto lettera morta in questi dieci anni, le resistenze incontrate e le differenze che ancora attraversano l'episcopato mondiale, senza la pressione di dover produrre immediatamente una nuova norma.
Il tema dell'accoglienza dei divorziati risposati, che tante divisioni aveva suscitato all'indomani della pubblicazione del documento, non è stato affrontato direttamente nel discorso di apertura.
Le radici del documento e il cammino della Chiesa
Amoris laetitia nacque dal lavoro di due Sinodi sulla famiglia, tenutisi tra il 2014 e il 2015, e recepì i risultati di una consultazione dei fedeli voluta da Francesco. Nel testo, il Pontefice aveva invitato la Chiesa ad «accompagnare, discernere e integrare la fragilità», superando una concezione riduttiva della norma.
Nel messaggio diffuso lo scorso 19 marzo per il decennale, Leone XIV aveva definito quel documento «un'importante tappa» del cammino sinodale e missionario della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia, richiamando la necessità di «nuovi metodi pastorali» e di «rafforzare l'educazione dei figli». Nel suo intervento di oggi ha citato anche Giovanni Paolo I, risalendo lungo la storia recente del magistero familiare della Chiesa.
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