Leone XIV ai nuovi vescovi: "Imparate i nomi della vostra gente"
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Redazione Esteri
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Nell'Aula del Sinodo, questa mattina, Papa Leone XIV ha ricevuto i presuli ordinati nell'ultimo anno che hanno preso parte al corso di formazione promosso dai Dicasteri per i Vescovi, per le Chiese Orientali e per l'Evangelizzazione, giunto alla sua conclusione dopo un percorso iniziato il 2 settembre.
Il tema scelto per questa edizione - "Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi" - ha fatto da filo conduttore a un intervento nel quale il Pontefice ha indicato ai nuovi pastori alcune priorità concrete per il loro ministero, a partire da una constatazione tanto semplice quanto esigente: nessun vescovo cammina da solo.
Un'esperienza di fraternità prima delle indicazioni
Il Papa ha esordito ricordando ai presenti l'esperienza vissuta nei giorni romani, tra ascolto, preghiera, celebrazione dell'Eucaristia e condivisione delle speranze che ciascuno porta nel cuore per la Chiesa affidata alle sue cure.
Proprio da questo vissuto condiviso nasce, secondo Leone XIV, la consapevolezza che il ministero episcopale non è un cammino solitario: prima di qualunque indicazione operativa, il Pontefice ha voluto assicurare ai vescovi la sua preghiera e quella della Chiesa universale, ricordando sacerdoti, diaconi, consacrati, seminaristi, famiglie, giovani, anziani e poveri, perché tutti trovino spazio nel cuore del pastore, così come lo hanno nel cuore di Cristo.
L'incontro si è aperto con una preghiera per il riposo eterno del padre del cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, scomparso nei giorni scorsi, e per la consolazione della sua famiglia.
Rimanere con Gesù, prima di ogni altra cosa
Il primo mandato che il Pontefice ha consegnato ai nuovi presuli riguarda la loro vita interiore: rimanere con Gesù, ha detto, è la cosa più importante tra le molte che un vescovo è chiamato a fare, perché prima ancora che pastori si è discepoli. Citando il Vangelo di Marco, nel passo in cui Gesù costituisce i Dodici perché stessero con lui e fossero poi mandati a predicare, Leone XIV ha sottolineato che l'ordine è esattamente questo: stare con il Maestro e da lui essere inviati.
Da qui l'invito a custodire il tempo dedicato all'Eucaristia, alla Parola di Dio e alla preghiera, perché è da questa intimità che nasce un servizio più sereno, libero e fecondo. Un ministero, ha aggiunto, che si alimenta anche quando il cuore resta vicino a Cristo e il servizio diventa di conseguenza più autentico.
Il cuore del buon Pastore e la sollecitudine pastorale
Il secondo aspetto indicato dal Papa riguarda la conformazione del cuore del vescovo a quello di Gesù buon Pastore, un cuore rivolto al Padre e, proprio per questo, interamente donato ai fratelli. Leone XIV ha ricordato le parole del Vangelo di Giovanni, dove Gesù si definisce il buon pastore che dà la propria vita per le pecore, indicando in questo il modello da imitare. Il vescovo, ha spiegato, è un uomo che impara ogni giorno ad amare il suo popolo, a conoscerne le gioie e i dolori, a condividerne i sogni e a rallegrarsi nel vedere crescere le comunità.
Da qui l'esortazione a imparare i nomi della gente affidata alle loro cure, ad ascoltarne le storie, a entrare nelle case quando è possibile e a pregare con loro. Nelle giovani Chiese, in particolare, la presenza del vescovo dice molto prima ancora delle parole: una visita, una benedizione, il tempo dato a un sacerdote, l'ascolto di una famiglia o il dialogo con un giovane sono gesti piccoli ma capaci di restare nell'animo di una persona per tutta la vita.
Amare i sacerdoti e custodire l'umano nell'epoca dell'intelligenza artificiale
Il Pontefice si è poi soffermato sulla sollecitudine pastorale, che la tradizione indica come tratto proprio del ministero episcopale: non si tratta semplicemente di avere molte responsabilità, ha precisato, ma di portare il proprio popolo nel cuore, come Paolo definiva il suo assillo quotidiano la preoccupazione per tutte le Chiese. In questa prospettiva, la Chiesa affidata a ciascun vescovo diventa parte della sua stessa vita, e la paternità episcopale si esprime in un animo abbastanza grande da fare spazio a tutti.
Leone XIV ha poi raccomandato ai presuli di amare i propri sacerdoti, esortandoli ad ascoltarli, incoraggiarli e pregare per loro. Il ministero episcopale, ha ricordato citando Sant'Agostino, è un servizio d'amore che comprende la predicazione, l'ascolto, la preghiera, il discernimento e il tempo donato alle persone.
In un'epoca segnata da cambiamenti rapidi e dallo sviluppo delle tecnologie della comunicazione e dell'intelligenza artificiale, il Papa ha indicato l'enciclica Magnifica humanitas come riferimento per affrontare la sfida della custodia dell'umano, invitando a promuovere nelle diocesi percorsi di riflessione e dialogo per formare quanti vogliono impegnarsi al servizio della civiltà dell'amore. La Chiesa, ha concluso il Pontefice, non vive fuori dal mondo, ma proprio perché inviata da Cristo annuncia a tutti il Vangelo della salvezza, e i vescovi sono i primi destinatari di questo mandato.
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