Putin da New Delhi avverte l'Europa: truppe in Ucraina sarebbero guerra contro la Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Vladimir Putin ha scelto il palcoscenico del vertice Brics a New Delhi per alzare il livello dello scontro con le capitali europee. Il presidente russo, arrivato in India per la sua prima partecipazione di persona a un summit del gruppo fuori dai confini russi dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022, ha pronunciato una frase che suona come una soglia invalicabile: l'eventuale invio di truppe europee in territorio ucraino equivarrebbe a «una guerra contro la Russia».

Parole che non ammettono distinzioni tra reparti da combattimento, istruttori militari o forze di rassicurazione destinate a intervenire solo a ostilità concluse.

Il monito e la rassicurazione

All'avvertimento, Putin ha affiancato una dichiarazione di tono opposto. La Russia «non ha intenzione di minacciare i Paesi europei», ha detto, aggiungendo che «non abbiamo motivi per alcun conflitto con l'Europa» e che «tutte le questioni sono state risolte dall'esito della Seconda Guerra Mondiale». Nella lettura del Cremlino, sono i leader europei a usare uno «spauracchio inesistente» per giustificare il riarmo e il sostegno a Kiev.

Il messaggio era già stato trasmesso a Donald Trump nel colloquio telefonico della settimana precedente, durante il quale Putin ha ribadito che Mosca non attaccherà i Paesi Nato.

La cornice del vertice indiano

La scelta di pronunciare l'ultimatum da Nuova Delhi non è casuale. Il vertice Brics, che riunisce undici Paesi rappresentanti circa metà della popolazione mondiale, offre a Mosca una tribuna per proporsi come potenza capace di contenere l'espansione della Nato e di parlare al Sud globale. Nei colloqui bilaterali con il premier indiano Narendra Modi, Putin ha rimarcato i solidi legami economici ed energetici tra i due Paesi, a dimostrazione del ruolo ancora centrale della Russia nonostante le sanzioni occidentali.

La dichiarazione congiunta firmata a fine summit condanna il ricorso a sanzioni non autorizzate dall'Onu e chiede l'eliminazione di «tali misure illegali, che minano il diritto internazionale».

Lo scacchiere europeo e le forze multinazionali

L'avvertimento di Putin si rivolge direttamente ai preparativi della Coalizione dei volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia. I due Paesi stanno definendo l'architettura della Multinational Force for Ukraine, la cui catena di comando è stata affidata lo scorso 24 luglio a un generale britannico con quartier generale operativo a Parigi.

Le comunicazioni ufficiali della Coalizione precisano che il dispiegamento non è previsto nell'attuale fase di combattimento e che l'eventuale contingentamento, a carattere difensivo, verrebbe attivato solo dopo un cessate il fuoco credibile e su formale richiesta del governo di Kiev. Dal punto di vista del diritto internazionale, Kiev ha pieno titolo sovrano a richiedere assistenza militare esterna per la protezione dei propri confini.

Il fronte diplomatico e le condizioni sul campo

Sul terreno, la guerra non mostra segni di attenuazione. Nella notte dell'8 settembre, raid russi hanno colpito il valico di frontiera di Starokozache, nella regione ucraina di Odessa al confine con la Moldavia, provocando due morti e tre feriti tra i civili. Mosca ha riferito di aver abbattuto 596 droni ucraini. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto pronto a compromessi, ma ha avvertito che anche la Russia dovrà fare passi avanti, rilanciando il ruolo dell'Europa e degli Stati Uniti nei negoziati.

Il Cremlino, dal canto suo, ha fatto sapere che se Zelensky vuole incontrare Putin «può venire a Mosca».

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