Dollaro in affanno, segna il peggior anno dal 2017 mentre l’euro vola

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il biglietto verde si appresta a chiudere un anno finanziario difficile, il più complesso da quasi un decennio, sospinto in basso da una combinazione di politiche monetarie espansive e da un clima di incertezza che, nonostante un leggero rimbalzo nelle ultime sedute, ne ha eroso il ruolo tradizionale di bene rifugio. Secondo i dati diffusi, l’indice ICE che misura il dollaro rispetto a un paniere di altre valute principali ha infatti ceduto circa il 9,2% dall’inizio del 2025, un tonfo che riporta la memoria al 2017, quando la perdita fu vicina al dieci percento. La discesa, che alcuni analisti quantificano addirittura nel 9,5%, non è un episodio isolato ma il sintomo di una fase di transizione nei mercati globali, i quali stanno reagendo alle mosse della Federal Reserve e alle scelte di politica economica dell’amministrazione del presidente Donald Trump.

Le cause strutturali del declino

All’origine del calo, che ha assunto i contorni di una tendenza strutturale piuttosto che di una semplice correzione, vi è principalmente la prospettiva di tassi di interesse più bassi, un orientamento che la Fed ha già manifestato e che si prevede possa consolidarsi nel prossimo anno. Tagliare il costo del denaro, se da un lato può sostenere l’economia domestica, dall’altro rende gli asset denominati in dollari meno appetibili per gli investitori internazionali, i quali cercano rendimenti migliori altrove. A questa pressione ciclica si sommano le oggettive incertezze legate all’agenda economica della Casa Bianca, la quale, con i suoi interventi spesso volutamente dirompenti, introduce elementi di volatilità che spingono il capitale verso destinazioni percepite come più stabili.

L’euro in contrapposizione e il crollo dell’argento

Dall’altra parte dell’oceano, la moneta unica europea ha colto l’occasione per una rimonta significativa, toccando i massimi dal 2021 nei confronti del dollaro e registrando un guadagno annuo superiore al 14 per cento. Una performance del genere, che alcuni non esitano a definire eccezionale, non fa che accentuare il quadro di debolezza della valuta statunitense, la quale vede ridursi il proprio vantaggio competitivo. Non è solo il forex a mostrare segnali di stress, poiché il mercato delle materie prime ha vissuto dinamiche altrettanto significative: l’argento, ad esempio, ha subito una correzione violenta, precipitando del 7,8% nel corso dell’anno e confermando come l’instabilità monetaria si ripercuota su una pluralità di asset.

Il contesto globale e le prospettive immediate

La flessione del dollaro, che pure ha mostrato una timida ripresa nello 0,2% dell’ultima seduta di contrattazioni del 2025, si inserisce in un panorama finanziario globale in rapida evoluzione, dove i flussi di capitale si muovono con velocità crescente in cerca di protezione e opportunità. Gli operatori, che per anni hanno considerato la valuta americana un pilastro, stanno quindi ricalibrando i propri portafogli, guardando con rinnovato interesse alle economie e alle valute di altre aree. Questo riposizionamento, del resto, è la diretta conseguenza di scelte politiche ed economiche precise, le quali hanno alterato gli equilibri consolidati, senza che al momento si intraveda un fattore capace di invertire stabilmente la rotta in tempi brevi.

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